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L'Ucraina tra due mondi

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L'Ucraina tra due mondi

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La collera dei filoeuropeisti in Ucraina non accenna a placarsi.
Le strade di Kiev non hanno mai ospitato tanti manifestanti dai tempi della rivoluzione arancione nel 2004.
Quella rivoluzione che portò all’attenzione globale le due anime ucraine, quella filo-occidentale e quella filorussa.

Il cammino verso l’Unione europea inizia dieci anni fa, quando, Leonid Kouchma, secondo presidente dell’Ucraina indipendente, dà il via ai negoziati con Bruxelles.
La Russia fa buon viso a cattivo gioco e risponde mettendo in piedi uno spazio economico comune a altre tre ex repubbliche sovietiche.

La conquista del potere in Ucraina da parte dell’onda arancione, nel 2005, fa pendere il peso della bilancia verso ovest.

Youlia Timoshenko e Viktor Youshenko, allora rispettivamente premier e presidente, sono schierati a favore dell’integrazione europea. Da farsi quanto prima.

La loro esperienza, si consuma però tra forti tensioni e incapacità a coordinare l’azione di governo.

Non è tutto. Le lotte interne hanno come risultato quello di portare al potere Viktor Yanoukovich, stigmatizzato come il presidente pro-russo.
Yanoukovich però sorprende tutti, non abbandona l’alleato russo e apre all’Europa.

L’avvicinamento all’Unione europea non è recente, già nel 1993, si manifesta per la prima volta il desiderio di un’integrazione con l’Ue, ma è nel 2007 che cominciano i negoziati per l’accordo di associazione.

A qualche giorno dalla sigla dell’intesa, prevista a Vilnius il 29 Novembre, Yanukovich incontra segretamente il presidente russo Vladimir Poutin.

Forse anche per non far torto all’alleato storico, Yanucovich tergiversa.
Putin vorrebbe Kiev nell’Unione doganale con Bielarussia e Kazhakstan.
E se da un lato Kiev non può permettersi di abbandonare il commercio con la Russia, dall’altro il suo ingresso nell’unione doganale renderebbe più difficili gli scambi con l’Europa.

Anche l’ombra della Timoshenko, la zarina, ex premier ucraina, in carcere, si è allungato sull’intesa.

Per l’attuale premier si tratta comunque di una scelta pragmatica:

Mykola Azarov, premier ucraino:

“Cosa compenserebbe le perdite dovute a eventuali sanzioni o chiusure dell’Unione doganale delel repubbliche ex sovietiche. Non abbiamo una risposta a questo interrogativo”.

Interrogativo, che lascia il Paese diviso a metà.

Maria Ieshchenko. Euronews
Con noi Kataryna Wolczuk, vicedirettore del centro per gli studi di Russia e Europa dell’Est dell’università di Birmingham.

Kataryna, many thanks for joining us.

Maria Ieshchenko, euronews:
-L’Ucraina ha sospeso la firma dell’accordo di associazione con l’Unione europea. Quale messaggio sta mandando il governo con questa decisione?

Kataryna Wolczuk, vicedirettore del Centre for Russian and East European Studies, dell’Università di Birmingham:

“Il governo di Kiev sta dicendo che i benefici dell’integrazione europea non sono abbastanza chiari e non sono stati spiegati chiaramente agli ucraini.
È piuttosto sorprendente perché i negoziati sono durati anni, non si è trattato di negoziati tecnici, si sono svolti piuttosto a livello intergovernativo.
Molti i funzionari che vi hanno partecipato, che sono stati coinvolti, ma non la gente”.

-Questa decisione significa che Kiev vuole rafforzare i legami con Mosca?

“Non necessariamente.
La Russia sta investendo nell’Unione economica euroasiatica, che dovrebbe nascere nel 2015 e Mosca sta lavorando alacremente perché si realizzi.

Detto questo, l’Ucraina ha resistito finora alle lusinghe russe, anche sospendendo l’accordo di associazione con l’Europa.
La Russia ha portato avanti negli ultimi due anni una forte campagna contro l’intesa europea, parlando di suicidio dell’Ucraina, che l’Ucraina avrebbe dovuto sottostare a tutte le decisioni prese dall’Europa senza aver voce in capitolo e nel breve termine tutto questo sarebbe stato molto gravoso.
In cambio Mosca ha offerto gas a un prezzo conveniente ma anche ventilato la possibilità di ritorsioni economiche contro Kiev”.

-Come definirebbe le manifestazioni proeuropeiste in difesa dell’accordo di associazione?

“Le proteste hanno un forte valore simbolico, arrivano nove anni dopo la rivoluzione arancione. Costituiscono una sorte di appendice di quella rivoluzione, il colpevole, che le folle addittavano allora, oggi però è presidente.
Negli ultimi 3 anni, i cittadini hanno perso fiducia, visto come vanno le cose in Ucraina.
Basta parlare con la gente in strada per percepire questo senso di frustrazione.
E la sospensione dell’accordo è stato percepito dal cittadino comune come la fine del sogno di diventare un normale Paese europeo”.

-Senza l’occordo di associazione, il parternariato orientale con l’Ucraina rischia un deterioramento?

“Non lo credo.
Penso piuttosto che l’Unione europea debba adesso fare attenzione all’accordo di associazione con Moldova e Georgia e fare in modo che i benefici dell’integrazione siano immediati e più visibili per questi due Paesi”.

-L’accordo di associazione sarebbe stato il risultato più evidente del vertice di Vilnius che si tiene fra qualche giorno. Che cosa dobbiamo aspettarci dal summit adesso?

“Difficile dirsi cosa farà l’Ucraina, il presidente Yanukovich non si è espresso sull’intesa europea, il premier ha annunciato l’abbandono dei preparativi.
Fino a che punto l’Ucraina è pronta a fare marcia indietro, come sarà visto questo da Bruxelles? Penso che Kiev abbia comunque perso credibilità.

È certo che il summit di Vilnius ci terrà con il fiato sospeso”.