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Isabella Blow, ricordo di un'icona attraverso il suo guardaroba

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Isabella Blow, ricordo di un'icona attraverso il suo guardaroba

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Era eccentrica, scoppiettante e spiritosa. Isabella Blow è stata editrice nella natia Inghilterra, ma soprattutto icona internazionale di stile. Si fece le ossa lavorando con la direttrice di Vogue Anne Wintour, ma la superò in stravaganze. Come l’amore per i copricapi ingombranti, “per tenere lontana da me la gente che vuole baciarmi” diceva.

Fu musa dei cappelli di Philip Treacy, scoprì Stella Tennant e Sophie Dahl e Alexander McQueen.

Una mostra a Londra ne celebra lo stile.

Il curatore Alistair O’Neill spiega che “alla sua morte, nel 2007, lasciò dei debiti e la sua famiglia è stata costretta a vendere i beni più preziosi. Soprattutto il suo guardaroba. Era stato messo all’asta e Daphne Guinness è intervenuta all’ultimo minuto per evitare che finisse disperso, mantenendolo in un’unica collerzione. Per la prima volta viene mostrato al pubblico”.

Indossava di tutto. Da un’aragosta tempestata di cristalli a un veliero di piume sulla testa. Il suo abito da sposa fu un vestito medievale viola.

Madre avvocato, padre militare, completò gli studi da segretaria, ma non era tagliata per quella vita. Si trasferà negli Stati Uniti per studiare arte cinese. Pure quella, però, presto abbandonata. Una personalità istrionica che, si spense in una profonda depressione. In parte, pare, provocata dalla vendita a Gucci del marchio di Alexander McQueen, che lei aveva lanciato, senza che venisse consultata. Si suicidò bevendo del diserbante.

La mostra alla Somerset House, che farebbe invidia a Lady Gaga, rimarrà aperta fino al 2 marzo.