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Europa o Russia? L'Ucraina al bivio fra retaggi e disinformazione

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Europa o Russia? L'Ucraina al bivio fra retaggi e disinformazione

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Lontano dalla politica, vicino alla musica e ai propri interessi. Roman, con i suoi 17 anni, incarna una sfiducia ereditata dalla generazione dei padri.

“Fra 15 anni spero di essere un musicista – ci dice -. Mi vedo a suonare la batteria e a godermi la vita negli Stati Uniti. Non ho mai dedicato troppa attenzione alla politica. E’ qualcosa che non mi interessa. Non significa però che sia indifferente a quanto accade nel mio paese. E’ semplicemente, che non saprei davvero come contribuire”.

Come tanti altri figli di una transizione per molti ancora incompiuta, Roman è nato nell’Ucraina del dopo-Muro ma da genitori cresciuti sotto il regime sovietico.

Estranea al DNA familiare, la partecipazione critica alla cosa pubblica è un’esperienza di cui non ha mai sentito parlare. Se i giovani come lui la stanno apprendendo sul campo – anche grazie alla finestra sul mondo aperta da internet, più difficile è invece per la generazione dei padri.

“Sfortunatamente in Ucraina, i giovani non sono i soli a sentirsi incapaci di influenzare la vita del Paese – dice la sociologa Iryna Bekeshkina della Ilko Kucheriv Democratic Initiatives Foundation -. E’ quanto confermano anche i sondaggi: la gente ritiene semplicemente che per farsi sentire dal governo non ci siano altri strumenti se non le elezioni. Anche manifestazioni e proteste vengono considerati solo limitatamente come strumenti di pressione. In genere sono percepiti come abbastanza inutili”.

“La maggioranza dei giovani sotto i 30 anni, in Ucraina, è pro-europeista – prosegue Bekeshkina -. All’ovest del Paese, sono praticamente la totalità. All’est invece la maggioranza. Fra i giovani dei due estremi del paese, non ci sono quindi differenze così pronunciate, come quelle che invece dividono gli adulti della generazione precedente, magari di una stessa regione”.

Più che la geografia, a scavare il fossato che oggi divide il Paese è secondo i sociologi uno scarto generazionale. Discriminante è un retaggio scritto dal passato sovietico dell’Ucraina, che però ancora stenta a dare vita a un presente compiutamente europeo. Una transizione al momento incompiuta, che lo stesso primo presidente ucraino Leonid Kravchuk rimprovera alla politica di aver abbandonato a sé stessa.

Un paese smarrito fra disinformazione e anacronistici retaggi di memoria sovietica è infatti l’Ucraina al bivio tra Europa e Russia, di cui ci parla il presidente che per primo l’ha guidata dal 1991 al 1994.

“La gente non teme l’Unione Europea ma ne sa poco – ci dice Leonid Kravchuk -. E dall’altra parte guarda a Mosca come a un residuato del comunismo”.

Sergio Cantone, euronews
“Presidente, non teme che la firma del trattato di associazione possa scoperchiare il vaso di Pandora delle divisioni che ancora separano molti ucraini?”.

Leonid Kravchuk, ex presidente ucraino
“Ritengo che sia uno scenario poco probabile, ma semmai davvero l’Accordo non si dovesse firmare, questo non farebbe che peggiorare la situazione del Paese. Si manifesteranno delle divisioni? Secondo me, più che di divisioni dovremmo parlare di equilibri particolarmente delicati, che potranno avere importanti ripercussioni su questioni economiche, sociali e – non ultimo – influenzare anche le prossime elezioni presidenziali”.

euronews
“Stando ai sondaggi, la maggioranza degli ucraini sostiene la firma dell’Accordo di associazione con l’Unione Europea. Allo stesso tempo c‘è però una radicata minoranza che lo teme e che ha paura di rompere gli storici legami con la Russia. Questo timore di un futuro nell’Unione Europea deriva forse dal fatto che non sanno esattamente cosa rappresenta l’Unione Europea?”.

Leonid Kravchuk
“In generale la società ucraina non condivide questa paura. Direi piuttosto che identifica la Russia con un paese in cui le condizioni di vita sono le stesse che hanno conosciuto all’epoca dell’Unione Sovietica. La percezione è quella di uno stile di vita fermo a prima della caduta del muro. Uno stile di vita che loro stessi hanno per di più direttamente sperimentato. Allo stesso tempo, sanno però anche le sfide comportate da uno stile di vita europeo sono impegnative: competitività, qualità del prodotto, principio di legalità, uguaglianza di tutti davanti alla legge. Il governo in generale, ma anche l’opposizione, credo non siano stati in grado di spiegare alla gente come cambierebbe la loro vita, se entrassimo nell’Unione Europea. Né tantomeno hanno loro illustrato i requisiti ai quali dovremo rispondere e le possibili difficoltà che potremmo incontrare. E’ necessario invece che alla gente si dica la verità”.