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Il Cile sceglie il proprio presidente

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Il Cile sceglie il proprio presidente

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Per la prima volta i cileni possono decidere se recarsi o meno al seggio per scegliere il prossimo presidente del Paese. Prima il voto era obbligatorio. La maggior parte dei nove candidati alla Moneda propongono una riforma della Costituzione redatta da Pinochet, e una rottura con il modello neoliberista, motore di una crescita giudicata troppo impari.

Michelle Bachelet e Evelyn Matthei sembrano le due candidate più forti: Michelle, a destra nello schermo, è la figlia del generale Alberto Bachelet, fedele a Salvador Allende, ucciso dai propri commilitoni. Evelyn, a sinistra, è anch’essa figlia di un generale
Fernando Matthei, comandante in capo delle Forza aerea durante il regime di Pinochet.

A 62 anni Michelle Bachelet torna con la stessa coalizione di centro-sinistra con cui aveva governato tra il 2006 e il 2010 a cui si è aggiunto il partito comunista. In campagna elettorale ha promesso la modifica della Costituzione, una tassazione più equa e soprattutto la riforma del sistema scolastico, dalla scuola materna all’università: “Una riforma – ha promesso – che assicuri un’istruzione pubblica di qualità, gratuita, senza lucro, che miri all’integrazione. Nella certezza che l’istruzione è un diritto sociale, non un bene di consumo”.

Evelyn Matthei, 59 anni, ingegnere e pianista, è la candidata di ‘Alianza’, coalizione di destra attualmente al potere. Con uno stile mordace ha risposto così al programma della rivale: “Voglio solo riassumere: il nostro programma assomiglia alla Germania della Merkel. Il loro a quello della Germania del Muro di Berlino”.

L’ex ministro del lavoro del presidente uscente Sebastián Piñera non crede sia necessario modificare la costituzione, propone invece più continuità nella politica economica favorevole alle imprese che inizialmente aveva permesso al Paese una crescita del 6%. Ora invece è ferma al 4%.

Secondo Andrés Fielbaum, presidente della federazione degli studenti universitari il modello neoliberista in Cile ha fallito: “Quattro anni fa, parlare di istruzione gratuita sarebbe stato da folli mentre ore è vista come qualcosa di necessario per il Cile. Eravamo molto abituati al fatto che i privati fossero sempre più efficienti, che il lucro fosse il motore di tutte le attività e che lo Stato avrebbe dovuto limitarsi a un ruolo sussidiario. Ma dopo il nostro anno di mobilitazione si è arrivati a capire che ci sono aree della vita in cui gli affari devono essere sradicati”.

Malgrado un tasso di disoccupazione molto basso il presidente uscente lascia in eredità una situazione sociale esplosiva, con i funzionari che denunciano la precarizzazione dei loro salari.