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Il telefonino (rubato) si acquista sotto terra

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Il telefonino (rubato) si acquista sotto terra

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Quando Marianne R., 23 anni, ha raggiunto il più vicino posto di polizia per denunciare lo scippo del suo telefonino avvenuto mezz’ora prima all’uscita di un treno della RER B, non poteva sapere che il suo iPhone4 era già stato venduto. O meglio, la trattativa si era appena conclusa, ma un agente avrebbe di lì a poco intercettato il compratore e identificato il ricettatore.
Tutto questo è avvenuto sotto terra, per la precisione nello snodo ferroviario di Châtelet-Les Halles, che collegato alle fermate del metrò Châtelet e Les Halles forma la più grande stazione sotterranea del mondo, nel cuore di Parigi. Con i suoi circa 800 mila passeggeri al giorno, il reticolo di corridoi, sale di scambio e marciapiedi, rappresenta un enorme mercato, non solo per gli affari legali (paninerie, bar, giornalai, fioristi e mercanti vari) ma anche per il business fuori legge. Come il racket dei telefonini.
Funziona così. Gli scippatori, giovanissimi, spesso minorenni,attendono sul marciapiedi del metrò per individuare la potenziale vittima, generalmente all’arrivo del treno. Quando si aprono le porte, c’è sempre qualcuno col telefonino incollato all’orecchio (a Parigi c’è campo praticamente su tutte le linee, anche in galleria). Obiettivi preferiti, le ragazze con smartphone di ultima generazione. In un attimo, i malfattori strappano di mano l’apparecchio. Nel caso di Marianne R., la giovane è stata fortunata perché gli scippatori non l’hanno picchiata. A volte, lo scippo degenera in atti di violenza gratuita.
I malviventi (raramente agiscono da soli, per darsi manforte l’un l’altro) si disperdono subito nei meandri della stazione, che conoscono a menadito. Hanno la testa coperta da un cappello o dal cappuccio della felpa, per evitare gli sguardi delle centinaia di telecamere di sorveglianza e spesso si cambiano di giubbotto durante la fuga.
Dopo cinque minuti hanno già raggiunto il ricettatore. E qui viene il dettaglio più originale di tutta la storia. I ricettatori si trovano tutti allo stesso posto, la grande sala di scambio che collega 3 linee di treni regionali RER a 5 linee della metropolitana cittadina. E’ qui che transita gran parte degli 800 mila passeggeri giornalieri, è qui che i ricettatori di telefonini (spesso una decina, anche più) stazionano in attesa di clienti. Un vero e proprio mercatino, senza bancarelle né segni di riconoscimento, ma assolutamente individuabile a un occhio attento.
Le tariffe di scambio tra scippatore e ricettatore sono già fissate, a seconda del modello di smartphone e del suo stato di usura, non c’è bisogno di contrattare. In un attimo, il telefonino passa di mano, in cambio di una somma media di 70 euro. A questo punto, il ricettatore deve trovare un compratore al più presto possibile, perché ha in mano qualcosa che scotta. Eh sì, perché quello che non vi ho ancora detto è che nella stessa stazione operano – e non poteva essere altrimenti – decine di poliziotti, gendarmi e agenti della brigata delle ferrovie (BRF). Nascosto in qualche parte dello snodo sotterraneo c’è un posto di polizia pieno zeppo di monitor, gli agenti sanno perfettamente quello che succede lì accanto e conducono una battaglia quotidiana che frutta anche dei buoni risultati, ma il mercato nero è talmente vasto da continuare a incoraggiare i malfattori.
Quando il ricettatore trova il compratore, il telefonino viene rivenduto a un prezzo tra i 100 e i 200 euro. Spetta poi al compratore – che nella stragrande maggioranza dei casi è perfettamente cosciente di acquistare un prodotto rubato – cambiare la scheda Sim e prendersi il rischio di essere prima o poi individuato grazie al numero esclusivo che l’apparecchio porta con sé.
Dal momento dello scippo alla rivendita dello smartphone è passata solo mezz’ora. Marianne R. è stata due volte fortunata : oltre a non essere stata picchiata, è rientrata in possesso del suo telefonino dopo poche ore, visto che un poliziotto aveva rapidamente intercettato ricettatore e compratore, grazie alle telecamere e a un’azione-lampo. Non tutti però sono fortunati come lei. Châtelet-Les Halles è teatro, ogni anno, di circa 400 furti compiuti con l’uso di violenza, che si aggiungono alle centinaia di scippi portati a termine con « mano leggera ».
Sull’intera rete di trasporti urbani nella Parigi « intra-muros », cioè escluse le periferie, le aggressioni sono circa 5000 all’anno, il 92 per cento delle quali nelle stazioni a treni fermi. Le forze dell’ordine riescono a individuare la metà dei responsabili e la percentuale è in aumento. Ma la battaglia è ancora lunga e difficile e la doppia vita di Parigi – sopra e sotto i suoi boulevard e le sue piazze, col suo splendore e i suoi risvolti oscuri – continua, più affascinante che mai.