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Francia, disoccupazione e riforme sul tavolo del governo Hollande

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Francia, disoccupazione e riforme sul tavolo del governo Hollande

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In che direzione va, oggi, la Francia? Nonostante l’uscita dalla recessione nella prima metà dell’anno il Paese fatica a tenere il ritmo della Germania, l’altro pilastro della zona euro.

Colpa di una ripresa erratica che vedrà la crescita economica, nel terzo trimestre, rallentare nuovamente ad un flebile 0,1%.

Ma la spina nel fianco del governo di François Hollande, che sul tema ha scommesso tutta la sua credibilità elettorale, si chiama disoccupazione.

Secondo i dati Ocse a settembre è salita ancora una volta, raggiungendo l’11,1%.

Alla luce di questi numeri, Euronews ha chiesto a Pierre Moscovici se è ancora realistico prevedere l’inversione della parabola a fine anno.

“Sì. Innanzitutto, bisogna combattere i piani sociali che prevedono esuberi”, risponde il ministro dell’Economia francese.

“Un piano sociale non significa per forza perdita di posti di lavoro. Fortunatamente molti posti sono stati salvaguardati. Ci sono imprese che trovano delle soluzioni, che trovano degli acquirenti, il che ci permette di non assimilare il piano sociale ad una distruzione totale dell’impiego”, aggiunge. “Ma il governo si batte sempre contro gli esuberi”.

Altro grande problema: le riforme strutturali.

Standard & Poor’s la settimana scorsa ha retrocesso il merito di credito di Parigi. Non pensa che François Hollande, impopolare a causa delle tasse, riuscirà a dare una decisa sforbiciata ai conti pubblici.

“Penso che Standard & Poor’s, ed è per questo che ho sostenuto che le critiche fossero eccessive e persino inesatte, non abbia tenuto sufficientemente conto della forza delle riforme che stiamo portando avanti”, sostiene Moscovici.

“E che oggi dobbiamo spostare i nostri sforzi di bilancio essenzialmente sul versante dei risparmi nella spesa pubblica”, conclude.

Ma l’impresa potrebbe non essere così semplice. Primo, perché in Francia rimane radicata l’idea di uno Stato che interviene sempre in virtù della sua efficienza. Secondo, per il timore di proteste. Basti vedere quelle seguite alla recente introduzione della tassa sui mezzi pesanti.