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Filippine: disperazione fra i sopravvissuti in attesa dell'evacuazione

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Filippine: disperazione fra i sopravvissuti in attesa dell'evacuazione

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Nelle Filippine continua l’attesa per molti all’aeroporto di Tacloban. “Aiutateci ad andare via, siamo bloccati da tre giorni”, chiede una ragazzina. Come lei in tanti vogliono salire su uno degli aerei per l’evacuazione diretti a Manila. Non ci sono voli a sufficienza. Mancano cibo e acqua. Si dorme sotto tende di fortuna.

“Ci siamo iscritti la notte scorsa e finora il nostro turno per salire sull’aereo non è arrivato”, dice una donna. “Siamo andati avanti e indietro. Soffro per i miei figli visto che non abbiamo neppure l’acqua”.

Sugli aerei vengono fatti salire innanzitutto i feriti. C‘è chi sostiene che vengano favorite le famiglie dei militari.

Nella città quasi cancellata dal tifone Haiyan, solo il 20 per cento dei sopravvissuti sta ricevendo aiuto, sostengono le autorità locali. E per fermare le razzie sono stati dispiegati centinaia di soldati. Otto persone sono morte nel saccheggio di un deposito di riso.

Alla ricerca disperata d’acqua alcuni sopravvissuti hanno scavato per trovare delle condutture. Intanto gli aiuti arrivano ancora col contagocce, nonostante le promesse della comunità internazionale.

Difficile ancora fare un bilancio delle vittime: il presidente filippino Benigno Aquino ritiene troppo elevata la stima di 10 mila morti, solo a Tacloban, fatta dall’ONU e ha indicato che potrebbero essere tra 2000 e 2500. Per la Croce Rossa filippina ci sarebbero circa 22 mila dispersi.