ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Alla fiera del vino di Hong Kong i produttori europei affilano i cavatappi

Lettura in corso:

Alla fiera del vino di Hong Kong i produttori europei affilano i cavatappi

Dimensioni di testo Aa Aa

Acido, tannico o fruttato. Ci sono davvero vini per tutti i gusti alla Fiera internazionale degli alcolici in corso ad Hong Kong in questi giorni.

Con l’esplosione della nuova classe media il consumo cinese cresce a ritmi vertiginosi e, superata una prima fase dominata dai vini francesi, sono sempre di più gli esportatori da Paesi insospettabili come Germania e Austria che intendono assicurarsi un sorso di questo mercato.

“Sono sicuro che la Cina continuerà a crescere”, spiega Patrick Festl di Schmidt Vinothek. “In quale segmento di mercato, credo sia un po’ troppo presto per dirlo a questo punto. Ma il mercato sta sicuramente crescendo. Il vino sta diventando accessibile ad una quantità sempre maggiore di persone. In termini numerici parliamo di una nazione da 1,3 miliardi di persone. E a molte il vino piace”.

Nel primo semestre dell’anno è stata ancora una volta la Francia a fare la parte del leone, con quasi metà delle importazioni dal Vecchio Continente.

Ma, dietro all’Australia, è stata la Spagna a far registrare lo scatto più deciso, con un aumento delle consegne di oltre il 40% rispetto allo scorso anno.

Merito di prezzi, spiegano gli esportatori iberici, che per le bottiglie più pregiate toccano al massimo la metà dei corrispettivi vini francesi.

“La Francia ha un’ottima reputazione nell’export sul mercato cinese”, dice Jose Maria Nieves, del produttore spagnolo Bodegas Julian Chivite.

“Ma alla fine è questione d’immagine. Si comprano i vini francesi per immagine, ma piano piano i consumatori imparano. Cominciano ad avere maggiori conoscenze enologiche e a capire che i vini spagnoli hanno una buona qualità e un buon prezzo”, conclude.

I produttori francesi rispondono sportivamente che nel futuro la concorrenza li spronerà a migliorare la qualità.

In gioco c‘è un mercato effervescente che, dal 2007 al 2011, ha visto aumentare il consumo di vino del 142%. Una vera boccata d’ossigeno a fronte della frentata del mercato europeo. Senza contare che a Hong King non si pagano i dazi. E, allora, alla salute.