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La frenata dell'euro tra il taglio dei tassi Bce e la fine degli stimoli Fed

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La frenata dell'euro tra il taglio dei tassi Bce e la fine degli stimoli Fed

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Davvero brutte giornate per chi contava di fare acquisti all’estero. Già, perché il cosiddetto “super euro” (che soltanto due settimane fa viaggiava a 1,38 sul dollaro) in pochi giorni si è rimangiato gran parte dei guadagni e ora divide la platea degli esperti: chi crede che tornerà ai minimi di aprile e chi insiste nel dire che continuerà a salire.

Ma veniamo ai fatti: dopo l’annuncio della Banca centrale europea di un taglio dei tassi di interesse al minimo storico dello 0,25% la moneta unica è letteralmente crollata, per poi recuperare e vedere un nuovo tonfo sui dati sul mercato del lavoro statunitense.

Dall’Eurotower insistono sul fatto che il cambio non ha nulla a che vedere con la decisione (non è nel mandato della Bce). Motivo ufficiale, dicono Mario Draghi e i suoi colleghi, è il crollo dell’inflazione di ottobre e la paura di una spirale deflattiva nella dinamica dei prezzi.

Ma sulle piazze finanziarie non ci sono dubbi: anche la Bce ha deciso di scendere in campo in quella che viene chiamata “guerra delle valute”.

La forza della moneta unica è infatti dettata dalle speranze di ripresa della zona euro, ma, paradossalmente, danneggia la ripresa stessa colpendo le esportazioni. Lo dicono i bilanci di aziende come Lufthansa e Louis Vuitton, i cui profitti vengono “limati” dal cambio.

A dare una mano all’euro potrebbe essere invece la Federal Reserve americana, le cui prospettive per un taglio degli stimoli (e per una conseguente ripresa nella forza del dollaro) si avvicinano man mano che i dati sulla ripresa migliorano.