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Riforme sociali: la sfida del plenum del Partito Comunista Cinese

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Riforme sociali: la sfida del plenum del Partito Comunista Cinese

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Rigore e riservatezza: così il Partito comunista cinese celebra in un hotel di Pechino il suo plenum dal 9 al 12 novembre. Si tratta del terzo congresso a un anno dall’elezione di Xi Jinping a Segretario Generale del Partito e capo dell’esercito. Controllati da agenti di sicurezza, i 205 membri dell‘élite comunista dovranno cercare di varare un nuovo pacchetto di riforme economiche.

Scopo principale: quello di rendere l’economia cinese meno dipendente dalle esportazioni e dagli investimenti in infrastrutture. Si punta inoltre a riequilibrare i divari sociali e a tutelare meglio l’ambiente. Un progetto importante come sottolinea Joseph Cheng, professore all’Università di Hong Kong. “Sono sfide rilevanti, si tratta di riforme serie; ovviamente questo andrà a svantaggio delle grandi imprese di proprietà dello Stato, e degli interessi delle autorità provinciali.”

Si parla di ambiziose riforme, tra cui l’autorizzazione per gli agricoltori di vendere la loro terra o la soppressione della registrazione di residenza. Una carta speciale che stabilisce differenti diritti. In questo modo, ad esempio, a chi dalla campagna si trasferisce in una metropoli non sono garantiti servizi pubblici, come la sanità e l’istruzione. I leader cinesi dovranno gestire l’enorme divario tra la campagna e le metropoli.

“Il governo dovrebbe sovvenzionarci, dice questo contandino, aiutare le nostre fattorie e la nostra agricoltura, specie nei periodi di siccità, perché non è facile per noi. C‘è un enorme divario tra la vita in campagna e quella in città. Il governo deve fare qualcosa, solo così noi agricoltori potremo lavorare di più e produrre di più.”

Questo modello di crescita a due facce sembra aver raggiunto i suoi limiti, perché ha portato inquinamento ovunque, ha alimentato corruzione e disuguaglianze sociali. Resta da vedere se gli interessi dei politici resteranno più forti della volontà di cambiamento.

“La leadership attuale, prosegue il Professore Joseph Cheng, vuole mantenere un certo equilibrio politico, senza scontentare nè la sinistra nè la destra. Sembra non esserci la determinazione per attuare queste riforme politiche, almeno in questa fase.”

Cambiamento ma non subito. Il nuovo governo cinese sicuramente lascierà passare alcuni anni per consolidare il suo potere e per sostenere il Partito Comunista prima di intraprendere le riforme ambiziose che il Paese aspetta da tempo.