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Tagikistan: presidenziali dall'esito scontato

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Tagikistan: presidenziali dall'esito scontato

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Il Tagikistan va alle urne questo mercoledì per eleggere il suo presidente.

Scontato l’esito che vedrà l’attuale Capo di Stato Imomali Rakhmon vincere un quarto mandato. Così come nelle precedenti consultazioni, l’opposizione non si è presentata.

Rakhmonov, al potere dal 1992, è stato l’artefice di una modifica costituzionale che gli permette di restare al potere fino al 2020.

L’ex repubblica sovietica, non ha sbocco al mare e confina a Sud con l’Afghanistan, ad est con la Cina.

Dopo la caduta dell’Unione sovietica, tra il 1991 e il 1997, il Paese ha vissuto una sanguinosa guerra civile che ha visto opporsi la classe dirigente alla gueriglia islamista.
Con la separazione dell’Unione Sovietica, la sua economia è precipitata rovinosamente.

Circa la metà degli abitanti vive sotto la soglia di povertà, il salario medio mensile è di 100 euro, nel 2012 il Pil per abitante era di 637 euro.

La prima donna candidata alle presidenziali, la militante per i diritti umani Oynihol Bobonazarova, si è ritirata dalla corsa elettorale perché non è riuscita a raccogliere le firme necessarie. Oynihol Bobonazarova ha comunque denunciato forti pressioni subite dai suoi sostenitori durante la raccolta delle firme.

In molti ritengono che il Paese vivrà entro breve il suo boom economico, grazie agli investimenti stranieri che potrebbero portarlo all’autosufficienza energetica.
Per il momento, il Tagikistan dipende fortemente dalla Russia per le forniture energetiche, non sufficienti però a coprire l’intero fabbisogno, tanto che nei piccoli centri urbani, le interruzioni di energia elettrica sono all’ordine del giorno nei mesi invernali.

Sono comunque molti i cittadini che sostengono l’attuale presidente e che hanno beneficiato comunque della sua politica.
Eradz Asadullayev, elettore: “Il nostro candidato è il migliore, ha una grande esperienza e ha fatto molto per il nostro Paese”.

L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa ha rilevato la mancanza di una campagna equilibrata.
I mezzi di comunicazione di Stato, controllati dal presidente, sempre secondo gli osservatori dell’OSCE, hanno dato ampio spazio al vincitore in pectore di questa consultazione.