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Ciclismo, la "Febbre gialla" inizia a colpire

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Ciclismo, la "Febbre gialla" inizia a colpire

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Arrivano le prime confessioni dopo le accuse di Michael Rasmussen, nella sua autobiografia dal titolo “Yellow Fever” (Febbre gialla).

L’ex ciclista danese, ora 39enne, tira infatti in ballo un “pesce grosso”, sinora mai entrato in scandali di doping: si tratta del canadese Ryder Hesjedal, che nel 2012 si aggiudicò il Giro d’Italia.

Ebbene, quest’ultimo ha ammesso di aver fatto uso di sostanze vietate “più di dieci anni fa”.

Alla domanda della giornalista “Le dispiace di essersi dopato?”, Rasmussen risponde con un secco “No”, aggiungendo, riferendosi all’esclusione dal Tour 2007, di “aver preso in considerazione 3 modi diversi di commettere suicidio nelle 12 ore successive”.

“E’ scioccante sentirla affermare che non è pentito, considerando le conseguenze – lo incalza la giornalista Line Geertsen -. Ha indossato 8 giorni la maglia gialla. E’ abbastanza?”.

“Se rimpiangessi quegli 8 giorni, dovrei fare altrettanto con i precedenti 25 anni. E non lo faccio!”, risponde lui.

“Si chiede perché si è sentito in quel modo, non ha pensato che fosse sbagliato doparsi?”, chiede infine lei.

“No, proprio no – dice Rasmussen -. Quando ho deciso di utilizzare attivamente il doping, avevo già vagliato tante possibilità. Ammetto che ciò potesse costituire un problema. In questo momento, mi considero una delle persone più oneste del ciclismo, perché ho deciso di sollevare la questione una volta per tutte, e ho ancora l’ambizione di guidare una squadra di ciclismo in futuro. E l’ ultima cosa che voglio è quella di correre alle condizioni con le quali io ho dovuto gareggiare. Non sarei in grado di vivere gestendo una squadra nella stessa maniera in cui la Rabobank ha fatto”.

Costretto a ritirarsi dal Tour de France 2007 per aver mentito sul luogo di allenamento, Rasmussen avrebbe accusato anche Bjarne Riis per essere stato al corrente, nel 2002, del doping di squadra.