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India culla di terroristi. Dal Pakistan il blockbuster che soffia sul fuoco

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India culla di terroristi. Dal Pakistan il blockbuster che soffia sul fuoco

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Il primo blockbuster pakistano sbanca fra le polemiche, cavalcando i rancori con la vicina India.

“Waar” – questo il titolo del film – ruota di fatto intorno a una una serie di attacchi terroristici, condotti in Pakistan da una cellula islamista indiana.

Argomenti che hanno fatto presa su ancora vive tensioni, traducendosi in fenomeno al botteghino.

“Certo ci aspettavamo un’apertura dignitosa – racconta il regista Bilal Lashari -. Mai però avremmo pensato a una reazione così entusiastica da parte del pubblico. Ogni giorno che passa il film batte un nuovo record. E’ davvero straordinario. Sta andando ben oltre le nostre più rosee aspettative. Si sta rivelando un vero fenomeno”.

In una sola settimana il film ha incassato in Pakistan l’equivalente di 650.000 euro: per il Paese una cifra record, ottenuta però al prezzo di un budget pari ad oltre il doppio e quasi cento volte superiore alla media delle produzioni locali.

Sposando il linguaggio dell’azione, il regista sostiene di voler rappresentare in chiave spettacolare “il trionfo del bene sul male”: traduzione manichea di un incendiario messaggio, che non esita a esasperare la riduzione dei vicini indiani a cattivi di turno.

Lontano da queste sofisticate preoccupazioni, il pubblico che ha affollato le sale sembra anzi aver apprezzato proprio la semplicità del messaggio.

“La trama è estremamente esile e in sé non troppo convincente – dice il critico cinematografico Nadeem Paracha -. Numerosi elementi sembrano quasi parodistici. Si tratta insomma di un film di puro svago. L’azione però è di qualità e guardarlo è un vero piacere”.

Non fosse per divise e contesto, storia, estetica e linguaggio attingono a piene mani all’arsenale di Hollywood. Un passaporto commerciale volutamente cercato per aprirsi ai mercati occidentali, che sta già pagando nella forma di interessamenti per una distrubuzione internazionale. Al prezzo, però, della diffusione planetaria di un messaggio che certo non aiuterà la distensione fra India e Pakistan.