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Sochi in chiaroscuro. Luci e ombre a 100 giorni dal via

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Sochi in chiaroscuro. Luci e ombre a 100 giorni dal via

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Presunto sfruttamento della manodopera immigrata, incubo terrorismo e corsa a ostacoli per disinnescare le polemiche per la legge sulla propaganda gay.

L’altra faccia dei favillanti stadi costruiti in tempi record sono timori e polemiche che, a 100 giorni dal via, rischiano di mettere in ombra la grandeur di sovietica memoria a cui la Russia ha attinto per Sochi: luogo e simbolo, dei Giochi Invernali più cari della storia.

Innaffiate da 35 miliardi di euro, l’80% delle infrastrutture sono spuntate da zero.

“La nostra conclusione è estremamente chiara – riassumeva poco tempo fa il presidente del comitato di coordinamento per i Giochi di Sochi -: quanto realizzato è davvero impressionante. Gli hotel, le infrastrutture, sono quasi pronte. Resta appena qualche dettaglio da mettere a punto, ma a più di tre mesi dai Giochi è sempre così. Sochi non è quindi affatto in ritardo”.

Una corsa contro il tempo che, secondo diverse ONG, si starebbe però vincendo al prezzo dello sfruttamento della manodopera immigrata. Paghe di poco più di un euro all’ora, turni massacranti e condizioni prossime alla schiavitù, le denunce riportate da un rapporto di Human Rights Watch.

A settembre, il governatore della regione di Sochi ha poi affidato ad agenti di polizia e degli uffici immigrazione il compito di “ripulire le strade”. Una missione che, secondo i critici, nasconderebbe una vera pulizia etnica.

“Ho l’impressione che questi Giochi Olimpici si stiano allontanando dagli ideali che dovrebbero promuovere – denuncia Semyon Simonov, coordinatore di un gruppo di sostegno ai lavoratori immigrati -. Quanto sta accadendo non ne fa certo parte. Tra i valori fondanti dovrebbero piuttosto esserci il rispetto dell’altro e l’amicizia fra i popoli”.

Amicizia non è tuttavia il termine che meglio riassume i rapporti con i ribelli ceceni del Caucaso Settentrionale.
Appena a luglio, il loro leader Doku Umarov aveva anzi chiaramente invitato a “fare di tutto per impedire lo svolgimento dei Giochi Invernali di Sochi”.

Minacce che sono riecheggiate appena pochi giorni fa, quando tra macerie e vittime di un bus saltato in aria a Volgograd, sono spuntati proprio i documenti della moglie di un capo della guerriglia caucasica.

Da Sochi arrivano però intanto le immagini di ridenti volontari, intenti a lustrare i panorami che incorniceranno i Giochi. A poche ore dalle rassicurazioni di Putin sul “benvenuto” anche agli atleti omosessuali, una conferma – secondo gli scettici -, che una cortina di fumo si appresta a calare sulle zone d’ombra di queste Olimpiadi invernali.