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Istanbul sulla nuova Via della Seta. Apre il tunnel che realizza il sogno ottomano

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Istanbul sulla nuova Via della Seta. Apre il tunnel che realizza il sogno ottomano

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Dall’Europa all’Asia in quattro minuti di metropolitana. E’ quanto promette il “Marmaray”: primo tunnel sottomarino fra due continenti, che da oggi avvicina le sponde di Istanbul e – nelle sue elevate ambizioni – dovrebbe nei prossimi anni promuovere la metropoli turca a snodo di una moderna Via della Seta, che corra dalle piazze europee ai fecondi mercati dell’estremo Oriente.

Celebrato dal premier turco Erdogan come “realizzazione di un antico sogno ottomano”, il progetto si propone inoltre di assorbire il venti per cento del traffico urbano, che ogni giorno congestiona i due soli ponti che collegano la Istanbul asiatica a quella europea.

Il polso tastato da questa parte dello stretto sembra confermare la positiva accoglienza dei residenti. “Io vivo nella parte europea della città – ci dice uno di loro -. Ho dei parenti, che abitano però nella parte asiatica. Ogni tanto mi capita quindi di andarci, anche per sbrigare dei piccoli affari. Certo quindi che userò il tunnel. Non so però se sarà già possibile oggi”.

Il progetto affonda le radici nell’avveniristico sogno del sultano ottomano Abdulmecid. Rilanciati negli anni ’90 dall’esplosione demografica di Istanbul, i lavori hanno preso il via nel maggio del 2004. Il ritrovamento di numerosi reperti archeologici ha poi ritardato di quattro anni la chiusura del cantiere principale.

Lungo più di 13 km, il tunnel ha una parte sommersa di quasi 1,5 km. Costato più di tre miliardi di euro, il faraonico progetto promette una capacità di un milione e mezzo di passeggeri al giorno.

Collocata a una profondità massima di 62 metri, la porzione sottomarina del tunnel si articola in due gallerie che, oltre alla metropolitana, dovrebbero nei prossimi anni aprire anche al traffico ad alta velocità. Ed è proprio a questo scopo, che il tunnel sarà integrato a una rete ferroviaria di 75 km di nuova costruzione.

Reso possibile anche grazie agli importanti contributi di Giappone e Banca Europea per gli Investimenti, il faraonico progetto non sarà pienamente operativo prima del 2016. Già ora i detrattori di Erdogan parlano di inaugurazione a orologeria, precipitata in vista della tornata di elezioni municipali, che potrebbero valere la conferma della poltrona al sindaco filo-governativo di Istanbul.