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Georgia alle urne per completare il rinnovamento politico

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Georgia alle urne per completare il rinnovamento politico

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Dopo dieci anni di presidenza Saakashvili, la Georgia si appresta a voltare pagina con una tornata elettorale che molti vedono come il compimento di un difficile percorso di trasformazione avviato con la vittoria dell’opposizione alle legislative dell’ottobre 2012.

Favorito per succedere a Mickhail Saakashvili è l’esponente della coalizione del Sogno georgiano. Non però il numero uno, l’attuale premier Ivanishvili, che anzi ha detto di volersi dimettere dopo il voto, bensì l’ex ministro dell’Istruzione Georgy Margvelashvili: “Maggioranza e opposizione – assicura – sono d’accordo sulla direzione che il nostro paese debba intraprendere. In concreto, l’integrazione nell’Unione europea e nella Nato sono gli obiettivi principali della nostra politica estera. Al tempo stesso, credo che siamo stati abbastanza convincenti nel dimostrare che è possibile allentare le tensioni con la Russia”.

Una vittoria al primo turno di Margvelashvili potrebbe essere complicata dalla candidatura di Nino Burjanadze. Ex alleata di Saakashvili e per due volte presidente a interim, attira gli elettori delusi del Sogno georgiano con qualche iniezione di realismo politico. “Non vedo alcun tentativo da parte del governo georgiano – afferma – di riallacciare un dialogo con Mosca. Fino a quando le truppe russe resteranno in territorio georgiano, il nostro paese non ha alcuna possibilità di diventare un membro della Nato. Questo non significa che non dobbiamo continiare a cooperare con l’Alleanza, ma parlare di diventarne membri è una bugia”.

Il partito di Saakashvili, il Movimento nazionale unito, non ha candidato il proprio segretario, ma l’ex presidente del Parlamento, David Bakradze, che si presenta con un programma non molto dissimile dagli altri contendenti politici. “Se vogliamo essere un paese normale – ha detto – dobbiamo prendere a modello le democrazie europee e integrare sia le istituzioni comunitarie, sia quelle della Nato. La Gerogia non ha altra scelta. La nostra libertà e l’integrità territoriale sono due condizioni che non posso sacrificare alla ripresa di buone relazioni con la Russia. Per il resto, credo che ci sia spazio per il dialogo”.

Mosca ha riconosciuto l’indipendenza de facto di due regioni separatiste georgiane, L’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, dopo la breve guerra con Tbilisi del 2008. Da allora, i rapporti tra i due paesi hanno conosciuto solo miglioramenti marginali.