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Peugeot-Citroën, la storica fabbrica di Aulnay chiude tra le proteste

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Peugeot-Citroën, la storica fabbrica di Aulnay chiude tra le proteste

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Sono venuti per piangere la chiusura della loro fabbrica. Un “funerale” segnato da cori e proteste.

Dopo quarant’anni la fabbrica PSA Peugeot-Citroën di Aulnay chiude i battenti sfornando la sua ultima vettura, una C3 compatta il cui colore plumbeo si intona con l’atmosfera.

Lo storico stabilimento è la vittima più recente di un settore automobilistico europeo costretto a ridurre la capacità per venire incontro alla scarsa domanda.

Secondo Philippe Dorge, direttore delle risorse umane, su 3.000 dipendenti saranno 2.700 ad essere reindirizzati sempre presso PSA o altri datori di lavoro. Di questi, però, 700 sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino.

La chiusura di Aulnay è parte di un piano di risparmi che prevede, entro il 2015, oltre 11 mila esuberi.

La battaglia dei sindacati per lo stabilimento, costellata di scioperi e azioni legali, è terminata a maggio con l’accordo per le riqualificazioni.

Ma sui numeri ancora non c‘è chiarezza: “Quando l’azienda afferma che il 90% dei caso sono stati sistemati, è assolutamente falso”, dice un operaio.

“Siamo ancora in 1.000 nella fabbrica, mentre 2.000 sono già andati via. Dei 2.000, solo 700 sono stati riqualificati nel gruppo. Almeno 600 sono agli uffici di collocamento. Se non sono delle bugie, queste, allora cosa sono?”, si chiede.

Per Aulnay si è mosso persino il presidente François Hollande, che ha chiamato la chiusura “inaccettabile”.

“Eppure inevitabile”, hanno aggiunto dal ministero per l’Industria. La frenata del settore costringe case automobilistiche e sindacati a sedersi al tavolo delle trattative.

Flessibilità e costi (cioè stipendi) minori in cambio del mantenimento degli stabilimenti. Altrimenti, tutti a casa.