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Russia, accusa ad attivisti Greenpeace diventa vandalismo

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Russia, accusa ad attivisti Greenpeace diventa vandalismo

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Non sono più accusati di pirateria, ma di vandalismo i 30 attivisti di Greenpeace detenuti da oltre un mese a Murmansk, in Siberia.

Nell’estremo nord russo furono protagonisti di una protesta in mare contro una piattaforma petrolifera della Gazprom.

Il cambiamento di reato comporta una sensibile diminuzione della pena massima alla quale potrebbero essere condannati: da 15 a 7 anni. Ma il loro avvocato, Daniel Simons, vuole di più:

“Non è abbastanza. I nostri colleghi sono stati prima accusati di essere terroristi, poi pirati. Adesso vandali. Non sono colpevoli di alcuna di queste accuse e devono essere rilasciati immediatamente”.

La derubricazione del reato è arrivata a stretto giro dopo l’annuncio da parte di Mosca che non parteciperà al procedimento avviato dal governo dell’Aia al tribunale internazionale per il diritto marittimo, intentato per dissequestrare la Arctic Sunrise, la nave battente bandiera olandese usata da Greenpeace nell’operazione. La Russia, però, sostiene di essere “aperta” alla ricerca di una soluzione.