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L'Ue fatica a fare fronte comune nello scandalo intercettazioni

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L'Ue fatica a fare fronte comune nello scandalo intercettazioni

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Come reagire allo scandalo delle intercettazioni illegali dei servizi americani? La domanda era già emersa nel precedente vertice europeo del 27 giugno. E torna di prepotente attualità dopo le nuove rivelazioni. Ma, se la frustrazione è la stessa in tutte le cancellerie, una risposta comune fatica a emergere.

A oggi, la Francia è la sola che abbia alzato il tono delle critiche, sperando forse di trovare una sponda in Germania. Dal canto suo, Angela Merkel ha avvertito Obama: se fosse confermato che anche le sue telefonate sono state ascoltate dal Grande fratello americano, la fiducia tra Berlino e Washington ne uscirebbe incrinata.

Lo scandalo venne alla luce l’estate scorsa con le informazioni rese pubbliche da Edward Snowden, la talpa della National Security Agency. L’indignazione dei cittadini europei non si tradusse però in una netta condanna politica. Nemmeno in Germania, all’epoca sotto campagna elettorale, benché lo spionaggio evochi ancora brutti ricordi tra i tedeschi dell’est.

In Francia, le rivelazioni uscite in settimana sulle pagine del quotidiano Le Monde hanno riacceso i riflettori su una questione tutt’altro che chiusa: in un mese, la Nsa avrebbe intercettato gli scambi telefonici di oltre settanta milioni di francesi. Immediata la convocazione dell’ambasciatore statunitense a Parigi. Il primo ministro francese, Jean Marc Ayrault, giudica inammissibile che un paese alleato possa arrivare al punto di spiare comunicazioni private che non hanno alcun interesse strategico, alcuna giustificazione sotto il profilo della difesa nazionale. “E’ tempo – dice – che Washington fornisca delle risposte”.

Secondo parte della stampa francese, si tratta però di una determinazione di facciata. Il governo non avrebbe infatti gli strumenti
tecnici per impedire queste intercettazioni e forse nemmeno la volontà politica di arrivare a un aut-aut. Lo stesso può dirsi di altri paesi. Così come dell’Italia, dove il premier Enrico Letta si è limitato a una richiesta di chiarimenti durante l’incontro con il segretario di Stato americano John Kerry, in visita a Roma.

Nessuna sponda può arrivare da Londra, dove il governo giustifica l’attività della Nsa e dove il quotidiano Guardian, tra i primi a parlare delle intercettazioni, è stato addirittura accusato di mettere a repentaglio la sicurezza dello stato.

Improbabile, quindi, che i ventotto membri dell’Unione parlino con una voce sola. Così come è improbabile che i servizi segreti dei paesi coinvolti non fossero a conoscenza di nulla.