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Speciale Mafia e riciclaggio in Europa

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Speciale Mafia e riciclaggio in Europa

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Con il voto del 22-23 ottobre 2013, il parlamento di Strasburgo sancisce per la prima volta la necessità del contrasto delle mafie a livello europeo. L’Atto unico antimafia, elaborato dalla Commissione antimafia europea (CRIM), indica le misure necessarie al contrasto e ne diventa il punto di riferimento. Stabilisce chiare priorità, come la lotta al riciclaggio e alla corruzione, perché colpire la ricchezza delle mafie é come disarmarle e impedirne l’infiltrazione nella pubblica amministrazione protegge la democrazia.

Nell’atto unico antimafia i paradisi fiscali europei sono indicati come rifugi per i capitali mafiosi e vanno aboliti; si chiede di introdurre controlli più approfonditi nel sistema bancario e l’ineleggibilità al Parlamento europeo di candidati condannati anche per corruzione, oltre all’introduzione del reato di voto di scambio. Ora la palla passa alla nuova Commissione europea, perché quanto elaborato dalla Commissione CRIM in tempi record non resti lettera morta nella prossima legislatura.

Per approfondire il tema lo speciale « Mafie e riciclaggio in Europa » rilancia alcuni spunti di riflessione, emersi grazie alle inchieste giornalistiche indipendenti prodotte per « Stop Blanqueo », la conferenza sul contrasto al riciclaggio in Europa, del 6 settembre scorso a Riccione, in occasione del Premio Ilaria Alpi 2013.

Alfano: “In Europa mafia concetto sconosciuto”

“Così come diceva il procuratore Gratteri: “Ho sentito delle cose, mi sembravano delle barzellette”, ha ragione, non è stato facile far capire ai colleghi che venivano, adesso siamo 28 Paesi nell’Unione Europea. Ma ho tartassato i miei colleghi in commissione Libe, per far capire quanto è importante parlare del crimine organizzato. Allora la prima cosa che ha fatto il Parlamento Europeo è stato affidarmi un rapporto UCPM, io dovevo valutare se finanziare questo progetto e non ho mai trovato la parola « criminalità organizzata », ma semplicemente « crimine », una barca di soldi, ma nulla era stato fatto, non esisteva il network per favorire il flusso di informazioni, non era stato fatto nulla, con l’idea di bocciare la richiesta di prolungamento del finanziamento. E dissi anche che avrei bocciato tutte le proposte, finché l’Unione Europea non avesse volto il suo sguardo alla criminalità organizzata, chiedendo un rapporto, un monitoraggio sulle mafie in Europa. Quanti colleghi ho sentito dire “Voi ne fate una questione di nord e sud”, non hanno capito nulla o hanno le fette di prosciutto sugli occhi o sono in malafede. Il problema mafie non è un problema italiano c’era la convinzione, una categoria di pensiero folcloristica: « le mafie sono solo italiane ».”

Sonia Alfano sulle banche europee: “Mutui ai mafiosi e i prestiti negati agli imprenditori onesti”

“Proprio nella plenaria di giugno, che si è tenuta a Strasburgo, si è presentato il commissario competente per dire in plenaria che avevano scoperto un buco nel bilancio dell’Unione europea di mille miliardi di euro, evidenziando anche la necessità di fronteggiare questo buco di bilancio – e ritengo siano dei dati al ribasso. Loro battevano sul fatto che era necessario introdurre regimi più rigidi rispetto all’evasione fiscale. Io sono intervenuta per fare presente che forse per l’ennesima volta l’obiettivo era quello di nascondere e tutelare le banche. I mille miliardi di euro venivano dall’elusione fiscale, che è frutto dell’attività delle banche e ho portato una serie di esempi: Unicredit, BNL, Barclays, hanno finanziato dei mutui ai rampolli dei mafiosi, sia ‘ndranghetisti che figli di Cosa Nostra, senza alcuna documentazione, senza alcuna garanzia. E’ il caso di Francesco Lampada, 30 anni, Unicredit gli ha dato 800 mila euro, quando poi sono arrivati i controlli, cercavano di capire quale fosse il fronte di garanzia dato davanti ad una elargizione di questo tipo, e si sono giustificati dicendo, che nel computer del funzionario che ha istruito la pratica, c’era un appunto che diceva: “Può pagare” perché il funzionario sapeva che Lampada, 30 anni, era figlio del boss. Se si presenta in banca un artigiano, un imprenditore strozzato ovviamente non solo gli vengono chiuse le porte, ma lo si manda dallo strozzino. Lo si manda da chi può prestare i soldi. Questo è un po’ quello che va messo in evidenza anche dal punto di vista europeo.”

David Ellero, Europol – Riciclaggio in Europa: “Nessuno si chiede da dove vengono i soldi”

“I casi che sono stati portati all’attenzione di Europol, da quando è cominciato questo progetto sulla criminalità italiana, ci consentono di individuare un modus operandi anche abbastanza costante, quindi basso profilo, quasi invisibilità di questi gruppi che quasi in punta di piedi, vanno ad offrire i loro servizi all’estero. Da tener presente che all’estero, non c‘è la stessa cultura della lotta alla mafia che c‘è in Italia, quindi, quando questi soggetti si presentano in giacca e cravatta, con ingenti disponibilità economiche, nessuno si pone il problema di sapere questi soggetti chi sono e da dove hanno preso i soldi, anzi spesso questi soggetti vengono visti, non dico come dei benefattori, ma come salvatori di business che spesso sono in perdita, sono business che vanno avanti da generazioni e in questo momento stanno per chiudere. Chiaramente una volta che questi soggetti mettono il piede nella porta, quando questi soggetti cominciano ad entrare acquistando quote di società, rilevando quote di società senza risultare da nessuna parte, col tempo poi avviene un effettivo controllo, quindi un passaggio dell’attività economica dall’effettivo proprietario a colui che ne ha davvero il controllo… Come operano queste attività? Spesso producono lavorando in perdita, a volte mantenendo dei prezzi molto bassi, perché il guadagno non è chiaramente il primo obiettivo, che è giustificare il possesso di assets economici, quindi molto spesso abbiamo attività che producono in perdita a differenza dell’Italia, anche la qualità dei servizi offerti è una qualità in linea con la qualità dei concorrenti. Porto l’esempio di una grossa società, che importava ed esportava vini, che li vendeva ad un prezzo molto basso, il rivenditori di questi prodotti piano piano si è comprato i concorrenti che operavano nella stessa città, perché si permetteva di vendere questi prodotti ad un prezzo molto inferiore rispetto a tutti gli altri. Questo alla lunga porta una vera minaccia per l’economia legale, per l’economia reale, soprattutto perché nessun imprenditore onesto nel lungo periodo riesce a tollerare la competizione di questi imprenditori.”

Gratteri, cocaina in Europa: “Sequestriamo il 10%, gli altri soldi dove finiscono?”

“Io da gennaio ad oggi io solo, ne ho sequestrati più di 4 mila kg, non sequestriamo più del 10 % della cocaina che arriva in Europa. E questi soldi dove finiscono? Togliete la droga sequestrata, un altro 10% della droga che non viene pagata e gli altri soldi dove finiscono?
I soldi che si incassano in banconote dove vanno a finire? Certo non rimangono in Calabria, i soldi vengono investiti da Roma in su, vengono investiti in Europa nell’America del nord in Australia è di questo che l’Italia si deve preoccupare, è di questo che voi dell’Emilia Romagna vi dovete preoccupare, la democrazia non è il fatto che io stasera qua stia parlando con voi o il fatto che stasera vi mettete a fare un comizio la democrazia è la possibilità di fare scelte economiche libere in un sistema di libera concorrenza con le regole uguali, per tutti altrimenti non è democrazia. Perché se con questi soldi, che vi assicuro servono a comprare alberghi ristoranti e pizzerie si incominciassero a comprare pezzi di giornali o di televisioni tali da manipolarvi che ne pensate?”