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Visite al "tempio dei criminali di guerra", nuova tensione tra Cina e Giappone

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Visite al "tempio dei criminali di guerra", nuova tensione tra Cina e Giappone

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Un ulteriore motivo si aggiunge alle tensioni che da tempo attraversano Cina e Giappone: la visita di 160 parlamentari al santuario shintoista di Yasukuni, nel “Libro delle anime” del quale sono iscritti numerosi criminali di guerra.

Anche il ministro dell’Interno, Yoshitaka Shindo, è stato in visita al controverso tempio. Immediata la reazione di Pechino, che ha convocato l’ambasciatore nipponico.

Il membro del governo si è difeso così: “Ho visitato il santuario a titolo privato, per pregare per coloro che hanno perso la vita in battaglia e per la pace. Inoltre, sono venuto a onorare mio nonno che è commemorato qui”.

Più prudente, finora, l’atteggiamento del premier Shinzo Abe, che non è stato tra i visitatori. Ma altre sue azioni sono oggetto di polemica. Che Sanae Takaichi, leader del Partito liberaldemocratico, prova a spegnere così:

“Ci sono anche Paesi che criticano le Masakaki (offerte shintoiste) fatte dal primo ministro al tempio. Ma credo che l’unico modo per far sì che le visite non diventino un problema diplomatico è continuare a rendere omaggio, con fermezza, e naturalezza. È una questione di coscienza per i cittadini giapponesi”.

A Yasukuni sono ricordate circa 2 milioni e mezzo di anime, ma è su 1.068 persone che si concentrano le attenzioni degli altri Paesi asiatici. Si tratta di condannati per crimini compiuti durante la seconda guerra mondiale. Cina e Corea del Sud accusano il Giappone di non aver mai ammesso quelle atrocità.