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Obama, il giorno dopo l'accordo resta critico coi repubblicani

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Obama, il giorno dopo l'accordo resta critico coi repubblicani

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Dopo l’accordo tra democratici e repubblicani, che negli Usa ha mandato in archivio lo shutdown, Obama preferisce il profilo basso.

Non ci sono né vincitori, né vinti, ha ripetuto il presidente, ma a restare sconfitto nel braccio di ferro è stato il partito moderato, che aveva puntato al ritiro della riforma sanitaria di Obama.

Nel mirino delle critiche non solo gli estremisti del Tea Party, ma anche i leader del partito, che hanno condiviso questa battaglia conclusa con una intesa.

Un compromesso minimo, che prevede la riapertura dello Stato federale fino al 15 gennaio e il finanziamento del debito pubblico fino al 7 febbraio.

“Credo che avremo problemi verso gennaio, potrebbe accadere di nuovo, anche se non necessariamente sugli stessi punti. Il presidente proprio oggi ha detto che servono maggiori entrate come parte di ogni decisione. I repubblicani non vogliono aumentare le tasse quindi si discute con loro che punterebbero a tagli della spesa pubblica. Ma i democratici non sono d’accordo con i tagli alla spesa, e allora aumenteranno le tasse”.

Secondo Standard and Poor’s la “serrata” federale avrebbe causato danni per 24 miliardi di dollari, rosicchiando di mezzo punto percentuale le prospettive di crescita economica.