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Ginevra 2, il braccio di ferro continua

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Ginevra 2, il braccio di ferro continua

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La conferenza ci sarà. Ginevra 2 avrà luogo il 23 e 24 novembre prossimi. Più di un anno dopo la prima. Sul tavolo della diplomazia internazionale lo stesso nodo: il superamento sul piano politico del conflitto in Siria. Washington e Mosca sono i motori di questo nuovo tentativo, una strada tutt’ora in salita visto che quanto emerso dal primo incontro è rimasto lettera morta: il piano per una transizione politica che aprisse al futuro dopo Bashar Al Assad sembra sorpassato dagli eventi.

“Pensiamo che Bashar al Assad – John Kerry, Segretario di Stato statunitense – abbia perso la legittimazione necessaria a rappresentare una forza di coesione che possa riunire le fazioni e che si accrediti come nuovo soggetto di governo in Siria, che permetta di costruire un futuro di pace”. Che Bashar al Assad faccia un passo indietro, resta un’ipotesi ormai inverosimile, è lui stesso a porre le condizioni per progredire nella trattativa, chiedendo che i ribelli depongano le armi, per lui si tratta di terroristi: “Il primo fattore che può determinare il successo della conferenza di Ginevra, è la fine di ogni genere di attività terroristica in Siria, il blocco dell’ingresso di altri terroristi dall’estero, e la fine di ogni genere di supporto in termini di armi e finanziamenti. Se questi punti non saranno rispettati ogni processo politico sarà un’illusione”.

D’altro canto il fronte del dissenso è nel caos. Il Consiglio nazionale siriano, la componente più rappresentativa della coalizione d’opposizione, si rifiuta di partecipare a Ginevra 2, in considerazione delle condizioni di sofferenza in cui vive la popolazione da troppo tempo:
“Abbiamo detto chiaramente che non rifiutiamo per partito preso Ginevra 2 – dichiara Ahmed Jarba, leader del Consiglio nazionale siriano – possiamo accettare di partecipare alla conferenza se ci sono le condizioni che garantiscano il suo successo e non le tattiche dilatore del regime”. Il risultato di questo braccio di ferro a lavori non ancora iniziati, rischia di minare la credibilità di Ginevra 2 prima del tempo, rendendo vano anche questo tentativo diplomatico.