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Priebke e quei nazisti che fanno paura anche da morti

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Priebke e quei nazisti che fanno paura anche da morti

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Erich Priebke e quei nazisti che continuano a fare paura anche da morti.

La tensione scatenata dai funerali e dalla destinazione della scomoda salma del boia delle Fosse Ardeatine altro non incarnano che l’antico timore di conferire a dei mostri l’aura del mito.

Lontana dallo scrivere la parola fine al suo caso, la conferma dell’ergastolo pronunciata dalla Cassazione nel 1998 nulla ha potuto contro la lacerante memoria che una figura tanto controversa come Priebke porta con sé.

L’orrore che lo fa conoscere al mondo porta la data del 24 marzo 1944, quando in rappresaglia all’uccisione di 33 tedeschi, ordinerà la fucilazione di 335 ostaggi italiani nelle cave delle Fosse Ardeatine, a Roma.

Senza neanche premurarsi di nascondere la sua identità, Priebke si rifà poi una vita a San Carlos di Bariloche, ai piedi delle Ande argentine. E’ qui, che nel 1994 viene ritrovato da una troupe dell’emittente americana ABC, a cui ammette per la prima volta il suo ruolo nelle persecuzioni naziste.

La scelta dell’Argentina non è peraltro un caso. Accolti a braccia aperte dal presidente Peron, tanti altri esponenti del Reich hanno approfittato degli ultimi mesi della Guerra per cercare rifugio dalla giustizia internazionale che a breve li avrebbe inseguiti.

Tra chi alla fuga ha preferito la morte c‘è lo stesso Hitler. Alla storia è stato consegnato il suicidio con la moglie Eva Braun, nel bunker dove aveva trascorso le sue ultime ore, ma i resti carbonizzati trovati nel giardino non sono mai stati ufficialmente identificati.

Simile il destino di Joseph Goebbels, il celebre Ministro della Propaganda del Reich, che prima di togliersi la vita fece avvelenare anche i sei figli. E anche qui, la versione di resti “troppo carbonizzati” per essere riconosciuti ha risolto il problema di una scomoda salma.

Fantasmi che, sepolti per decenni, vengono ora tutti riportati alla luce dal caso di Priebke. Un nome per i più sinonimo di strazio e dolore, ma che ancora nelle ultime ore qualche lefevriano definiva “un buon cattolico e un soldato fedele”.