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Iran: soffia un vento d'ottimismo

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Iran: soffia un vento d'ottimismo

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Il vento nuovo che soffia tra l’Iran e il resto del pianeta porta ottimismo.

Il negoziato tra il grupppo dei 5+1 e la delegazione iraniana è importante, è importante per l’Europa che resta divisa, è importante per gli Usa bloccati in un’impasse e è importante per il Mediterraneo in pieno caos.

Un’intesa, oggi più che mai, pare improrogabile e serve soprattutto all’Iran, per farsi togliere le sanzioni,freno a mano al suo export di petrolio e all’economia, e per conquistare la medaglia di potenza regionale.

Nel suo discorso all’Onu così ha esordito a livello internazionale Hassan Rohani:

“L’Iran non rappresenta assolutamente una minaccia per il mondo. Nelle intenzioni e nei fatti il mio Paese persegue la pace e la sicurezza.
Con la volontà politica degli Usa, sperando che Washington non ceda alle lusinghe di miopi gruppi di pressione, possiamo arrivare a gestire e incanalare le nostre differenze”.

E per incanalare le differenze Rohani comincia con un passo dalla portata globale, anticipando Obama, twitta la conversazione telefonica avuta con l’inquilino della Casa Bianca, rendendo la notizia di dominio pubblico.

Di ritorno a Teheran, Rohani è accolto dal plauso di chi spera nella revoca delle sanzioni al più presto e dallo sdegno di chi non è disposto a fare alcuna concessione.
La bilancia sembra pendere dalla parte dei primi.
Non in Israele, comunque.

Che resta il solo Paese a non dar credito a Teheran.

Benyamin Netanyahou:

“Ahmadinejad era un lupo vestito da lupo, Rouhani è un lupo vestito da pecora. Un lupo che vuole prendersi gioco della comunità internazionale”.

È chiaro che bisognerà trovare un punto di intesa, arrivando a concessioni.
L’Iran fino a questo momento aveva rifiutato di mettere fine al programma di arricchimento dell’uranio.