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Immigrati: la collera dei russi

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Immigrati: la collera dei russi

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La collera russa.
L’assalto di centri commerciali, dimercati, centri di ritrovo in genere, è cosa normale per i moscoviti che considerano questi posti alla stregua di vivai della criminalità.

Si è ripetuto lo stesso scenario del dicembre del 2010, dopo la morte di un moscovita in una rissa che aveva coinvolto giovani caucasici, decine di nazionalisti si sono dati appuntamento nel centro della città per una manifestazione che è degenerata.

Rispetto al 2010, al coro di proteste degli ultranazionalisti si aggiungono quelle di persone normali.

Sono oltre un milione gli immigrati delle ex repubbliche sovietiche, circa 300 mila sono illegali. Arrivano dall’Asia centrale e dal Caucaso russo. Hanno lavori precari, vivono in condizioni di estrema povertà e soprattutto vivono di espedienti.

Immediata l’equazione immigrato criminale.

Le relazioni interetniche sono al limite dell’esplosione a Mosca.

A Mosca intanto è stata approvato al primo esame una riforma che permette l’espulsione dalla città di qualsiasi straniero che abbia commesso due illeciti in un anno.
Ma i detrattori sottolineano che le misure prese di recente porteranno all’espulsione sommaria di immigrati che non riescono a ottenere il permesso di soggiorno e non ad evitare che gli stranieri continuino ad arrivare clandestinamente.

Uno stato di cose che dà nuova forza ai gruppi degli ultra-nazionalisti e di xenophobi che con Putin hanno fatto nuovamente capolino sulla scena politica russa.

I vecchi nemici diventano nuovi alleati e in Russia si è arrivato a riabilitare i demonizzati cosacchi.
Alla vigilia dei giochi invernali di Sotchi, hanno il compito di ripulire le strade dai clandestini.

Clandestini, capro espiatorio di un malessere diffuso. Una cosa è certa, la maggiorparte serve a alimentare un’intensa rete mafiosa che controlla quartieri interi di Mosca. E contro i quali i moscoviti manifestano puntando il dito, li chiamano provocatoriamente “i neri” e denunciano l’incapacità del governo a sbarazzarsene.

Si contano dai 30 ai 50 omicidi a sfondo razzista ogni anno. Uno ogni dieci giorni.

Natalia Marshalkovich, euronews:

-Con noi in collegamento da Berlino Olga Gulina, fondatrice e direttrice dell’Istituto di Politica migratoria.
Gli omicidi, nelle strade di Mosca, non sono rari.
Ma quest’ultimo episodio ha provocato una reazione sfociata in violenza generalizzata.
Perché si arriva a tanto?

Olga Gulina, fondatrice e direttrice dell’Istituto di Politica migratoria:
“È nella natura del Paese, così come in Francia, Svezia, Gran Bretagna, dove fatti simili degenerano in violenza.Perché questo succeda adesso, nessuno è capace di dare una risposta. Ma ce lo aspettavamo.
Nel luglio scorso, abbiamo avuto una situazione simile a Pougatchev, nella regione di Saratov.
Abbiamo assistito allo stesso schema. Che si è riprodotto a Mosca. Penso che la situazione peggiorerà perché le politiche non sono migliorate.
E il rapporto tra la popolazione locale e gli immigrati è pessimo. In questo caso preciso, l’omicidio ha provocato una forte collera della popolazione locale, collera contro i più deboli e i meno protetti. Gli immigrati.

-Si poteva evitare? Ci sono altri fattori scatenanti o è imputabile solo la politica migratoria?

“Evitarlo, forse era possibile, ma una politica migratoria prende misure 10, 15 anni in anticipo.
Quello che decidiamo oggi, darà i risultati tra 10, 15 anni, quello che vediamo oggi in Russia è il risultato di politiche vecchie di 10, 15 anni.
Per evitare gli scontri che ci sono stati a Mosca, avremmo dovuto pensarci prima, è altrettanto vero che con le azioni che decidiamo oggi cercheremo di ridurre questi rischi nel futuro”.

-Che fare allora, guardarsi intorno, forse esperienze positive fatte in altri paesi possono essere d’aiuto.

“Perché no? Ancora nel 1968, un sociologo americano aveva proposto 4 modelli di cooperazione tra la popolazione locale e gli immigrati.
Ecco i concetti base: integrazione, assimilazione, segregazione e emarginazione.

Seccondo il modello scelto da ciascun Paese, l’esito sarà diverso. La Russia, a mio parere, commette gli errori commessi dalla Francia, entrambi i Paesi hanno scelto una politica di emarginazione.
Popolazione locale e immigrati vivono separati gli uni dagli altri.
Gli immigrati contribuiscono al Pil nazionale ma allo stesso tempo sono messi ai margini della vita sociale.
La politica tedesca, invece, è completamente diversa, cerca di portare avanti un’assimilazione forte e profonda.