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Libia, manifestazioni anti-Usa. Il premier: "C'è chi vuole una nuova Somalia"

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Libia, manifestazioni anti-Usa. Il premier: "C'è chi vuole una nuova Somalia"

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Qualche centinaio di miliziani sono scesi in strada a Bengasi, in Libia, per protestare contro l’azione statunitense che la settimama scorsa ha portato alla cattura di un cittadino libico considerato vicino ad al-Qaida.

I miliziani accusano il primo ministro – che mantiene una buona cooperazione con gli Usa in materia di sicurezza – di aver collaborato con Washington nell’operazione.

“Siamo qui per sostenere i Fratelli musulmani vittime dell’oppressione e in solidarietà con Nazi Abdul hamed al-Ruqai, che vive a Tripoli, perché è nostro fratello in Dio ed è colpito a causa della sua fede islamica”.

Reduce da un sequestro lampo, il premier Ali Zeidan a sua volta accusa le frange più estreme del radicalismo islamico.

“Carissimo popolo libico, c‘è chi vorrebbe portare la Libia nel caos, farla diventare un nuovo Afghanistan, o una nuova Somalia”

Poche ore prima della conferenza stampa del premier, a Bengasi un’auto era stata fatta esplodere davanti al consolato svedese, uno dei pochi uffici diplomatici occidentali ancora aperti in città.

Lo scoppio, avvenuto nella giornata festiva del venerdi, quando gli uffici sono chiusi, solo per caso non ha causato una strage.