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Nei cartoni davanti all'Acropoli. I nuovi poveri della Grecia

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Nei cartoni davanti all'Acropoli. I nuovi poveri della Grecia

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La vista è sull’Acropoli, ma turisti e bancarelle sono distanti anni luce.

Qui dove Socrate fu prigioniero nel V secolo a. C. hanno oggi improvvisato il loro rifugio i “nuovi poveri” della Grecia: un esercito dalla consistenza ancora incerta, che la crisi ha costretto ad accamparsi negli anfratti della collina di Fillopapou.

Un marito epilettico a carico, Georgia si è trasferita qui quando ha perso il lavoro. “Riavere una casa mi permetterebbe di tornare a vivere come un essere umano – dice -. Oggi sono andata al mercato per prendere i resti dalla spazzatura. Ma non sono né la prima né l’ultima. Tante famiglie sono costrette a fare lo stesso”.

La metà dei senzatetto greci ha infatti dei bambini a carico. 600.000 quelli contati dall’Unicef sotto la soglia della povertà, la metà malnutriti.

Le ONG greche stimano oggi un totale di circa 20.000 senzatetto, la maggior parte dei quali ad Atene. Un terzo in più rispetto al 2009.

Da poco uscito dal carcere, Mattheos vive oggi in una tenda, perché la grotta che aveva occupato era infestata dai ratti.
“Lì almeno ero al caldo – ci dice -. E poi è sempre meglio che vivere su una panchina o per strada”.

Lo scorso mese Atene ha aperto la sua prima struttura d’accoglienza. L’impegno consiste ora nella mappatura dei senzatetto e nel coordinamento con altri servizi sociali. La crisi ha però chiuso i rubinetti e i fondi arrivano col contagocce.

“Obiettivo del governo greco è ora l’avanzo primario – dice Michalis Arampatzoglou, uno dei nostri giornalisti ad Atene -. Ma il prezzo per le famiglie greche si sta rivelando alto. Chi vive all’ombra dell’Acropoli chiede un lavoro e il diritto alla dignità”.