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Le regioni europee temono di pagare per l'inefficienza degli stati

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Le regioni europee temono di pagare per l'inefficienza degli stati

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E’ battaglia sulla riforma dei fondi regionali arrivata all’ultima fase dei negoziati. Le regioni potrebbero perdere dei sussidi europei se lo stato non rispetterà le regole europee sul consolidamento fiscale. Ma le regioni non vogliono pagare per l’inefficienza della gestione centrale e minacciano di presentare ricorso alla Corte di giustizia europea.

Il presidente del Comitato delle regioni Ramón Luis Valcárcel Siso sottolinea l’urgenza: “In alcuni stati membri il 60% della spesa pubblica per la crescita è basasta sui fondi strutturali. Se non ci fossero questi fondi, gli stati non avrebbero soldi per investire, perché dipendono dai sussidi europei. Per questo è importante trovare al piu’ presto un accordo”.

Tra il 2014 e il 2020 le regioni europee dovranno spartirsi 325 miliardi di euro, la Polonia otterrà la quota maggiore con 72 miliardi, l’Italia è seconda, con 29 miliardi soprattutto per il Mezzogiorno.

La riforma vuole mettere fine agli sprechi e alle inefficienze, ma il sindaco di Bratislava Milan Ftacnik ricorda quanto i fondi europei siano essenziali per sostenere la crescita anche delle regioni piu’ sviluppate: “Se guardate all’esempio della Slovacchia, se guardate alla mia città, si possono trovare molti progetti per sostenere la competitività ad esempio nell’area dell’innovazione e della ricerca. Abbiamo istituti eccellenti per la ricerca che ottengono risultati di valore mondiale, non potremmo senza i fondi europei”

Il tempo stringe. Se non ci sarà accordo sul bilancio a fine ottobre al Parlamento europeo alcuni progetti, ad esempio contro la disoccupazione giovanile, potrebbero restare senza finanziamenti.