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La polveriera libica: far west dove lo Stato cede a milizie e tribù

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La polveriera libica: far west dove lo Stato cede a milizie e tribù

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Un fumoso sequestro lampo di qualche ora appena, che scoperchia però un vaso di Pandora: quello di un paese in preda a incontrollabili milizie e screditato sul piano internazionale.

Contraddetto da Washington che aveva condotto l’operazione il primo ministro libico Ali Zeidan prendeva due giorni fa le distanze dall’arresto di Abu Anas al Liby.

“Con gli Stati Uniti – diceva dal Marocco – intratteniamo relazioni di amicizia e collaborazione. Ci hanno aiutato nella rivoluzione e i nostri rapporti non risentiranno di quanto accaduto”.

Presunto leader di Al Qaeda, Abu Anas al Liby era stato prelevato sabato da un commando americano, perché ritenuto la mente degli attacchi del 1998 alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania.

Gruppi islamisti avevano subito dopo invocato rappresaglie contro il governo, ritenuto al corrente del blitz.

Il concretizzarsi delle minacce, nella forma del sequestro lampo di Ali Zeidan, aggiunge un tassello al mosaico della fragilità della Libia: polveriera di etnie e gruppi tribali, che già a marzo aveva incassato la dichiarazione di semi-autonomia della Cirenaica, e che ora sembra a un passo dall’implosione.

Indice delle crescenti spinte centrifughe, anche una simile iniziativa adottata lo scorso mese da un’assemblea tribale della provincia di Fezzan: passo poco più che simbolico, ma che rivela il braccio di ferro in corso fra il potere di Tripoli e il resto del Paese.

Di scarsa presa sulla popolazione, gli argomenti federalisti sono più che altro abbracciati da tribù e alcune milizie: gruppi emersi dalla rivoluzione contro Gheddafi e poi sfuggiti a un vero inquadramento nelle strutture statali.

Oggetto delle loro critiche soprattutto l’accentramento a Tripoli del potere politico ed economico. In altre parole di un petrolio, che continua a infiammare una transizione ancora incompleta.

In attesa di una nuova costituzione e paralizzata dal braccio di ferro tra laici e islamisti, la Libia rischia ora di dover anche sacrificare la testa del contestatissimo Primo Ministro, da poco liberato.