ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Argentina: l'ennesima battaglia di Cristina

Lettura in corso:

Argentina: l'ennesima battaglia di Cristina

Dimensioni di testo Aa Aa

Da first lady a presidente dell’Argentina.
In un passaggio di consegne quanto mai unico e raro, nel 2007, Cristina Fernandez riceve dalle mani del marito le redini della repubblica argentina.

Il fatto di essere la moglie del presidente uscente è un dettaglio. Lei, Cristina, ha stravinto.

“Sarà più duro per me, in quanto donna. Si può essere operai, liberi professionisti, imprenditori, ma sarà sempre più duro per noi donne. Sono assolutamente convinta di questo. Ritengo comunque di avere la forza per farcela”.

La coppia Kirchner è originaria del sud dell’Argentina ed è in Patagonia che i due vivono dopo il colpo di stato nel 1976.

È qui che Cristina inizia il suo cursus honorum dando subito prova di grande talento politico.
Eletta deputata dell’assemblea di Santa Cruz, conquista un seggio all’assemblea nazionale nel 1997. Milita nel Frente para la Victoria, una costola del Partito Giustizialista.

Durante le presidenziali del 2003 dà tutta sé stessa per far eleggere il marito al più alto scranno del Paese. Kirchner si trova di fronte un’Argentina in ginocchio, demoralizzata dalla crisi finanziaria e sul baratro.
Kirchner propone la sua terza via a cavallo tra politiche neokeynesiane, socialdemocratiche e liberali.

E la sua Argentina riprende fiato.

Vita affettiva e vita politica vanno di pari passo per la coppia Kirchner. Fino alla morte improvvisa nel 2010 di Nestor Kirchner.

Uno choc per la moglie che non intende nascondere il proprio dolore neppure in pubblico.

Non perde per questo la forza e la tenacia.

La stessa che mostra nel 2008, quando ingaggia una battaglia contro il settore agricolo perché intende aumentare le imposte per le esportazioni di soia verso l’estero, (il suo tentativo è volto a contrastare la speculazione sui prezzi legati alle vecchie lobby economiche e di potere che causarono la crisi economica del 2001). Battaglia che si trasforma per lei in sconfitta.

Viene comunque rieletta nel 2011, si schiera a favore dei matrimoni omosessuali, che diventa legge, e mette fine all’impunità dei crimini commessi sotto la dittatura militare.

Sul piano internazionale, riporta l’Argentina sull’asse delle democrazie sudamericane di sinistra e fa accomodare il suo Paese al G20.