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Egitto, comandante Forze centrali di sicurezza nega ogni addebito per vittime di Rabaa e Al Nahda

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Egitto, comandante Forze centrali di sicurezza nega ogni addebito per vittime di Rabaa e Al Nahda

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Le Central Security Forces, le Forze centrali di sicurezza, sono state duramente criticate sia dagli egiziani che delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, per come hanno gestito le proteste durante la rivoluzione del 25 gennaio e la rivolta del 30 giugno scorso.

I Fratelli Musulmani le accusano di aver ucciso centinaia di manifestanti oltre ad aver utilizzato gas lacrimogeni e munizioni reali. Le stesse accuse vennero rivolte alle forze antisommossa all’inizio della Primavera araba in Egitto. Loro negano tutto e sfidano chiunque a fornire prove concrete.

Le telecamere di euronews sono entrate in uno dei campi di addestramento militare. Abbiamo tentato di capire come funzionano
e abbiamo cercato di ottenere informazioni sulle armi utilizzate durante la dispersione del sit-in.

Con noi erano presenti gli inviati dell’Onu che hanno condotto un’ispezione per assicurarsi che vengano rispettate le normative internazionali, prime fra tutte quelle sui diritti umani.

le Forze centrali di sicurezza per anni sono state considerate uno dei bracci armati più potenti del governo egiziano. Sono composte da più di 300.000 uomini dotati delle migliori tecnologie.

A loro spetta il compito di difendere il Paese da tumulti, proteste interne, proteggendo i siti nevralgici. Un ruolo rilevante soprattutto durante l’ultima rivoluzione che ha portato alla caduta del presidente Mohamed Mursi, esponente dei Fratelli Musulmani e agli scontri tra islamisti e forze di sicurezza. Scontri che hanno causato vittime in entrambi gli schieramenti.

Il corrispondente di euronews al Cairo ha intervistato il comdandante in capo delle Forze centrali di sicurezza, Ashraf Abdullah, che non si è limitato a difendere l’operato dei suoi uomini: ha anche addossato ogni responsabilità alla Fratellanza musulmana.

Mohammed Shaikhibrahim, euronews: Le forze di sicurezza sono state duramente criticate per il loro intervento durante le proteste di piazza Rabaa e Al Nahda. Sono state accusate apertamente di incompetenza e di abuso della forza per i metodi utilizzati negli sgomberi. Come risponde a queste accuse?

Ashraf Abdullah, comandante delle Central Security Forces: Si tratta di accuse false, mosse dai media che appoggiano i Fratelli musulmani. La reputazione dei nostri uomini nelle operazioni per disperere i due sit-in è immacolata, tanto è vero che ha suscitato apprezzamento da ogni parte del mondo. Nessuno ha puntato il dito contro di noi per accusarci di possibili errori. Abbiamo agito nel rispetto delle procedure internazionali: non abbiamo ucciso, né preso di mira donne e bambini, nonostante il numero di vittime tra i nostri agenti. Sono accuse false che respingo con forza perché sono sostenute solo dai Fratelli Musulmani.
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euronews: Alcune organizzazioni per i diritti umani invocano un’inchiesta internazionale sugli sgomberi di Rabaa e Al Nahda. Ha intenzione di cooperare, se questa inchiesta sarà portata avanti?

Ashraf Abdullah: Questa inchiesta non ha ragione di essere perché sono soltanto i Fratelli musulmani a chiederla. Nessun paese europeo e nemmeno gli Stati Uniti hanno fatto alcun accenno a questo tema, è la prima volta che ne sento parlare.

Se dagli Stati Uniti ci vengono mosse delle critiche perché alcuni giornalisti sono stati uccisi durante lo sgombero di piazza Rabaa, allora mi chiedo perché parlarne proprio adesso? Noi non ne sappiamo niente. Dove sarebbero stati uccisi? Le organizzazioni per i diritti umani sono libere di venire a vedere quali strumenti utlizziamo per disperdere i manifestanti. Sono gli stessi impiegati negli Stati Uniti, forse anche meno letali. In America, la polizia ha i fucili. Noi non li utlizziamo durante gli sgomberi. L’America non ha titolo per parlare di diritti umani, dopo quello che succede in Afghanistan, Palestina, Libia, Tunisia ed Egitto.

Chi ha fatto le vittime di piazza Rabaa? E’ possibile che tutti quei corpi allineati nella moschea di Eiman siano stati uccisi il giorno dello sgombero? Cosa ci facevano dei blocchi di ghiaccio nella moschea? Che l’Egitto rispetti i diritti umani è un fatto provato, altrimenti sarebbe stato espulso dalle Nazioni Unite. Tutti abbiamo visto i corpi nella moschea di Eiman. E quando la piazza Rabaa è stato sgomberata, abbiamo trovati altri corpi avvolti e sepolti. Perché avremmo dovuto uccidere e seppellire le vittime? Che senso avrebbe?