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Usa, dallo shutdown all'insolvenza. Lagarde: pericolo globale

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Usa, dallo shutdown all'insolvenza. Lagarde: pericolo globale

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Finora le conseguenze dello stallo al Congresso americano sono rimaste al di là dell’oceano, con migliaia di dipendenti federali senza paga. Presto, però, il braccio di ferro tra democratici e repubblicani potrebbe avere risvolti planetari.

Il 17 ottobre è infatti il termine ultimo per l’innalzamento del tetto del debito, scaduto il quale Washington si ritroverà nella insolita veste di debitore insolvente.

Una notizia che non piacerà ai principali creditori concentrati ad oriente.

In totale, i Paesi asiatici detengono nelle proprie casse valuta americana per migliaia di miliardi di dollari. La maggioranza sotto forma di Buoni del Tesoro: la sola Cina, principale “finanziatore” di Washington, ne detiene per un valore di 946 miliardi di euro.

Per fortuna, dicono gli analisti, le banche centrali reputano impensabile un fallimento di Washington e, al massimo, cambieranno la composizione del loro portafoglio investimenti, magari privilegiando i bond di altre agenzie statunitensi come ha fatto Pechino.

Un default tecnico, però, sarebbe un colpo alla reputazione creditizia del Paese e gli effetti,spiega Christine Lagarde, si vedrebbero ovunque.

“La continua incertezza politica sul budget, e sul tetto del debito, non aiuta”, ha detto il capo del Fondo monetario internazionale.

“La serrata del governo federale già costituisce un danno – ha proseguito – ma il fallire nell’innalzare il tetto del debito sarebbe ben peggiore e potrebbe danneggiare seriamente non solo l’economia americana, ma anche l’intera economia globale”.

Le conseguenze di un mancato accordo sul budget si sono già viste negli Stati Uniti: il cosiddetto “sequester” (i tagli automatici alla spesa pubblica scattati a inizio anno) hanno pesato sul Prodotto interno lordo.

Le conseguenze di una crisi del debito americano sarebbero un’altra storia: finora la reputazione ha salvato Washington, ma per quanto ancora?