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Bce, tassi fermi. Draghi: "shutdown" Usa un pericolo per il mondo

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Bce, tassi fermi. Draghi: "shutdown" Usa un pericolo per il mondo

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Ripresa fragile e lenta. Ma pur sempre ripresa. La Banca centrale europea, al termine del vertice di Parigi che ha lasciato invariato il tasso principale di riferimento allo 0,5%, mostra le sue due facce.

Quella prudente, secondo cui c‘è ancora spazio per un taglio nel costo del denaro (e durante l’incontro se ne è parlato) e per un’altra iniezione di liquidità alle banche. E quella più ottimista, per cui l’eurozona è comunque sulla strada della ripresa.

“La crescita del Pil reale nel secondo trimestre è stata positiva dopo sei trimestri di decrescita”, ha detto il presidente Mario Draghi. “Gli indicatori di fiducia fino a settembre confermano l’atteso graduale miglioramento nell’attività economica dai livelli più bassi”.

L’attenzione dell’Eurotower, in questi giorni, è rivolta a quanto sta accadendo, al di là dell’oceano, al Congresso statunitense.

Per Draghi l’impatto della “serrata” del governo federale, dopo il mancato accordo tra democratici e repubblicani, sarà tanto più grave quanto più a lungo durerà la situazione.

“Lo ‘shutdown’ seguito all’impasse sul budget americano sarà un rischio se si protrarrà. In questo momento si ha l’impressione che non sarà così. Ma, essenzialmente, se dovesse essere protratto sarà certamente un rischio per la ripresa statunitense e mondiale”.

L’Europa, però, è più solida di quanto non fosse prima. È quanto affermato dal presidente della Bce a commento della situazione di instabilità politica italiana.

‘Potrebbe creare problemi alla ripresa nel Paese’, ha detto Draghi, ma, grazie ad una maggiore credibilità, alle riforme a livello europeo e al programma di acquisto di bond, il rischio di contagio dentro a Eurolandia non è più in cima alle nostre preoccupazioni.