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Tetto ai bonus, è braccio di ferro tra Londra e l'Unione europea

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Tetto ai bonus, è braccio di ferro tra Londra e l'Unione europea

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Si tranquillizzino i banchieri della “City”, perché Londra è dalla loro parte.

Il governo britannico ha impugnato la direttiva comunitaria che limita i bonus a un massimo di una annualità (due, se c‘è l’approvazione degli azionisti) davanti alla Corte di Giustizia Europea.

Tante le ragioni addotte: nessuno studio delle conseguenze, un eccesso di delega all’Autorità bancaria europea nell’applicazione della misura, la violazione della privacy dei manager che devono dire quanto guadagnano.

Soprattutto, secondo Londra non otterrà l’effetto di stabilità voluto dalla Commissione europea: la banche si limiteranno ad alzare lo stipendio base, difficile poi da ridurre in momenti di stress.

“Limitare i bonus provocherebbe urla di scontento da parte di coloro che lavorano nel settore”, dice Peter Dixon di Commerzbank.

“Naturalmente – prosegue – la finanza gioca un ruolo importante in un’economia industrializzata moderna. È importante che i politici riconoscano ciò che hanno in mano e non trattino la finanza come hanno trattato altri settori importanti, come quello automobilistico, negli ultimi trent’anni”.

Dopo la crisi finanziaria la cultura dei bonus era stata additata come il fattore che spinge le banche a correre dei rischi.

Il tetto ai bonus è stato approvato con il solo voto contrario di Londra, che concentra l’80% della finanza europea e che dal settore ricava 42 miliardi di sterline all’anno di tasse.

Secondo i commentatori, il ricorso è una mossa puramente politica: ci vorranno almeno 18 mesi per una sentenza, ma i conservatori vogliono fermare l’emorragia di elettori verso i partiti euroscettici come l’UKIP (il Partito per l’indipendenza del Regno Unito).