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Russia, la Banca mondiale taglia le previsioni di crescita

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Russia, la Banca mondiale taglia le previsioni di crescita

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Dopo Fondo monetario internazionale e governo di Mosca, a ufficializzare la frenata dell’economia russa ci pensa la Banca mondiale.

Secondo il suo ultimo rapporto, nel primo semestre del 2013 la crescita è rallentata all’1,4% dal 4,5% dell’anno scorso, principalmente a causa della debolezza della domanda per le esportazioni e dei consumi interni.

L’eccessiva dipendenza dalle materie prime come greggio e gas è solo il primo dei problemi del Paese.

“Sfortunatamente tutti i tipi di cambiamenti che servono all’economia russa non possono avvenire da una giorno all’altro”, afferma Ksenia Yudayeva, vice-governatore della banca centrale. “Serve un cambio di atteggiamento da parte di tante persone”.

Intanto, la previsione per il 2013 dell’organizzazione di Washington è stata rivista al ribasso all’1,8% dal precedente 2,3%.

La stima per l’anno prossimo è comunque per un più solido 3,1% grazie alle speranze di ripresa globale. Ma l’analisi degli esperti della banca punta il dito contro le questioni strutturali irrisolte del Paese.

Con un livello di disoccupazione basso, al 5,5%, e una capacità di utilizzo delle risorse produttive alta (siamo quasi al’80%) alla Russia non servono nuove manovre di politica monetaria. Bensì riforme.

“La vera domanda per gli investitori – spiega Joe Rundle di EXT Capital – è come accedere alla Russia in modo tale da riavere indietro il proprio denaro senza che il potere politico, all’improvviso, si impadronisca di attività o cambi le regole del gioco in maniera significativa”.

Corruzione diffusa, crepe nello stato di diritto e, soprattutto, i rischi di instabilità governativa rendono il quadro tutto fuorché attraente dall’esterno.

Nelle analisi sul rischio a livello politico la Russia è considerata persino più instabile della Grecia. Risultato: da inizio anno quasi 50 miliardi di dollari sono usciti dal Paese in cerca di lidi considerati più sicuri.