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Germania: la vittoria in solitudine di Angela Merkel

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Germania: la vittoria in solitudine di Angela Merkel

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“Trionfo”: serve una sola parola ai quotidiani tedeschi per descrivere la vittoria di Angela Merkel. Un terzo mandato storico per il Cancelliere, il miglior risultato in 23 anni. “Tutti nani, tranne Mutti”: come riassume il “Berliner Kurier” la mamma dei tedeschi svetta su tutti gli altri. Senza la maggioranza assoluta, mancata per cinque seggi, e senza gli storici alleati liberaldemocratici (Fdp), Angie dovrà ridisegnare la coalizione di governo. Una situazione che ha del paradosso, Angela Merkel è più forte ma allo stesso tempo più dipendente che mai come spiega l’inviato speciale di euronews a Berlino Olaf Burns: “Per il cancelliere è un trionfo tutto personale, ma le prossime settimane si annunciano difficili: il suo partner più probabile di governo, l’Spd, non conserva un buon ricordo dell’ultima Grande Coalizione e quindi i negoziati potrebbero tradursi in un braccio di ferro.”

I socialdemocratici hanno già governato con la Cdu, una coabitazione pagata con un crollo di consensi. L’opposizione socialdemocratica, incassata la sconfitta, è tornata all’attacco. La posta in gioco è una nuova Grande Coalizione. “La palla ora è nel campo di Angela Merkel, tocca a lei formare il nuovo governo”: ha commentato a notte fonda il candidato perdente Peer Steinbrueck. “Nessun giochetto, nessuna trattativa strategica, la Spd lavora per raggiungere gli obiettivi cari ai cittadini, in linea con la politica dell’Unione Europea, con i nostri alleati e con le idee internazionali. Vogliamo che in Germania si possa coniugare il socialmente giusto con quello che è economicamente ragionevole. Questa sarà la nostra unità di misura, alla base di tutto.”

Il tema della giustizia sociale è centrale per i socialdemocratici: Peer Steinbrueck, ex ministro delle Finanze di Angela Merkel durante la prima Grande Coalizione dal 2005 al 2009, da candidato cancelliere aveva promesso un salario minimo di 8,50 euro all’ora, soglia ad oggi non raggiunta da quasi sette milioni di lavoratori in Germania. L’Spd potrebbe mirare alla poltrona del ministro delle Finanze, occupata da Wolfgang Schaeuble, già incoronato dal ‘Financial Times’ come il migliore d’Europa e che per anni è stato il consigliere più fidato di Helmut Kohl, il padre della riunificazione tedesca.

Al microfono di euronews Jan Techau, direttore di Carnegie Europe, centro europeo del Carnegie Endowment for International Peace

Olaf Bruns, euronews:

“Il trionfo personale della Cancelliera in questo momento è ciò che più balza agli occhi ma il risultato rispecchia anche la campagna elettorale della CDU, totalmente focalizzata più sulla persona che non sui contenuti politici. La cancelliera ha vinto perché la CDU ha evitato di parlare di contenuti?”

Jan Techau, direttore Carnegie Europe:

“Evitare i contenuti è una vecchia strategia elettorale, ma i fattori importanti sono altri. I fattori importanti sono quelli classici: l’ottima situazione economica e una campagna elettorale difficile per l’opposizione. Per me il fattore più schiacciante, specialmente se paragonato con il resto d’Europa, è un tasso molto basso di disoccupazione. La gente non sente la crisi, essenzialmente sta bene e non c‘è voglia di cambiamento. Questo è il primo punto. Il secondo è che la Cancelliera come persona, è vista anche da coloro a cui non piace affatto, come qualcuno di cui potersi fidare. È riuscita a creare una situazione di benessere e lei incarna questo risultato”.

euronews:

“Ma la campagna elettorale della CDU, sulle politiche dell’Unione europea, sulla crisi dell’euro, non ha dato spazio ad ‘Alternative für Deutschland’ permettendole di nascere?”

Jan Techau, direttore Carnegie Europe:

“Sì, sulla politica europea la Cancelliera ha scoperto il fianco: da una parte perché se sei una persona che economicamente la pensa nel modo liberale più classico, allora molto di quello che è stato deciso per superare la crisi e ciò che è stato approvato a larga maggioranza dalla Germania, è una diavoleria. Ed è ciò che classicamente gli economisti liberali non approvano. Questo è uno dei suoi punti deboli. L’altro punto debole è che, nella lotta contro la crisi, lei stessa ha chiesto più integrazione economica, ma adesso sostiene di non volere l’unione politica e l’integrazione politica che in linea di principio dovrebbero seguire. Ha creato un nuovo divario tra ciò che economicamente è necessario e ciò che politicamente non è fattibile. Questo è un punto debole importante per l’Europa e, a lungo termine, anche per il suo partito”.

euronews:

“Angela Merkel ha vinto le elezioni praticamente da sola, ma da sola non può governare. Ha bisogno di una coalizione e la soluzione più probabile è una grande coalizione tra CDU e SPD. I due partiti come inizieranno i colloqui per realizzare una coalizione?”

Jan Techau, direttore Carnegie Europe:

“Quello che si sta svolgendo in questo momento è molto interessante, psicologicamente parlando. La CDU è in una posizione molto forte, ma in realtà sono loro a dover chiedere, perché hanno bisogno di qualcun altro per avere la maggioranza. L’SPD cercherà di alzare la posta. L’SPD ha il grande strumento del Bundesrat, la Camera Bassa del Parlamento in cui i Lander sono rappresentati, saldamente nelle sue mani. Tramite il Bundesrat l’SPD può rendere molto difficile la vita alla Cancelliera. Ma probabilmente alla fine l’SPD non sarà in grado di resistere”.

euronews:

“Molti europei, specialmente dell’Europa del sud, sperano che un governo di coalizione porti la Germania a posizioni più flessibili sulla crisi dell’euro. Che possa chiedere meno misure di austerità. Lei crede che riusciranno a ottenere quello in cui sperano?”

Jan Techau, direttore Carnegie Europe:

“Credo che forse otterranno qualcosa ma probabilmente la posizione della Germania non muterà. Non dobbiamo dimenticare che la Cancelliera non è isolata nelle sue posizioni. Con alcune eccezioni, la sua è una posizione condivisa all’interno della Germania. L’SPD non ha alternative rivoluzionarie e la Cancelliera non è sola neppure in Europa. Ha alleati potenti all’interno dell’Unione europea, come gli olandesi, gli austriaci, la maggior parte degli scandinavi e anche i polacchi. L’austerity e tutto il resto non sono mai stati soltanto una decisione della Merkel. Aveva il consenso del Nord Europa grazie alla ricetta di base: ‘garantiamo per voi, ma in cambio dovete attuare le riforme’. E questo non cambierà”.