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Germania, le borse scommettono sulla Merkel. Il nodo salari

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Germania, le borse scommettono sulla Merkel. Il nodo salari

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Poco più di dieci anni fa era il malato d’Europa. Oggi la Germania si presenta all’appuntamento elettorale come una locomotiva capace di trainare l’intera zona euro fuori dalla crisi.

Nonostante il segno meno a fine 2012, Berlino ha evitato la recessione e ora, con la fiducia dei consumatori alle stelle, un robusto mercato del lavoro e prezzi sotto controllo, può ringraziare il suo tradizionale asse portante: le esportazioni.

“La domanda di beni tedeschi, in particolare dalle nazioni emergenti, è stata alta e ciò è completamente slegato dalla politica tedesca, siamo in un tradizionale baluardo della manifattura”, spiega David Kohl, capo economista di Julius Bär. “Questa ha visto enormi profitti negli ultimi anni”.

Il miracolo economico tedesco non è però esente da difetti. Il primo è figlio proprio di quella competitività che ha permesso al Paese di prosperare: i salari.

La Germania ha un’alta percentuale di lavoratori a basso reddito, complice il ristagno degli stipendi, i tanti contratti a tempo e un’esplosione dei cosiddetti “mini-job” (impieghi da pochi euro al mese senza garanzie).

Improbabile, però, che vedremo l’introduzione di un salario minimo, come chiedono gli avversari di Angela Merkel.

“I mercati sono abbastanza focalizzati sulla stabilità e la sicurezza e queste sarebbero garantite da una rielezione di Angela Merkel”, dice Oliver Roth di Close Brothers. “Se i socialisti della Linke ottenessero la possibilità di entrare nel governo – aggiunge – ciò costituirebbe uno scenario negativo”.

Gli investitori fino ad ora hanno scommesso su una rielezione della Cancelliera, con la borsa di Francoforte che viaggia a livelli record.

La prospettiva piace anche in Europa: al terzo mandato (meno sensibile, cioè, alle pressioni del pubblico) la Merkel potrebbe dimostrarsi più conciliante con le economie periferiche.