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Abolire la leva obbligatoria? La Svizzera al voto

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Abolire la leva obbligatoria? La Svizzera al voto

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Mantenere la leva obbligatoria in un paese che della neutralità ha fatto un credo da secoli?

E’ il paradosso solo apparente su cui gli svizzeri si pronunciano questa domenica.

L’abolizione proposta dal referendum rimette infatti in discussione una tradizione che ormai sconfina quasi nella specificità nazionale.

Attingendo a spese per la difesa pari al 6% del budget federale, l’esercito svizzero conta oggi 150.000
uomini. Più, cioè di quelli di cui dispongono Austria, Belgio, Norvegia, Finlandia e Svezia messe insieme.

In linea con la mobilitazione dello Stato Maggiore, buona parte delle istituzioni federali raccomandano il mantenimento della leva obbligatoria. A riassumerne gli argomenti è lo stesso Presidente e Ministro della Difesa della Confederazione.

“Un esercito di volontari sarebbe un passo indietro – dice Ueli Maurer -, perché più costoso e meno professionale. Inoltre, non garantirebbe di certo la nostra sicurezza, in quanto non possiamo prevedere di quanti volontari potremmo disporre. E’ per questo che ritengo necessario mantenere l’obbligo di leva”.

In Europa, a mantenere la coscrizione obbligatoria insieme alla Svizzera sono oggi soltanto la Norvegia e sei paesi dell’Unione.

Dopo il Regno Unito, apripista già nel 1960, vi hanno fra gli altri rinunciato anche la Francia, il Portogallo, la Spagna e l’Italia dal 2005.

A volerne seguire l’esempio è anzitutto il Gruppo per una Svizzera senza Esercito: comitato promotore che al motto “Non tutti hanno il tempo per giocare alla guerra”, ha vinto alla propria causa anche verdi e socialisti. Anacronismo e costi eccessivi i loro principali argomenti.

“Alcune tradizioni sono ormai sorpassate e troppo costose -dice il cofondatore del comitato, Josef Lang – . Per questo diciamo sì all’abolizione”.

Precedenti e numeri non sono però dalla loro. Già sonoramente bocciata nel 2001 la sostituzione dell’esercito con un’armata di pace, gli svizzeri sembrano propensi a difendere la tradizione. Retaggio, per molti nostalgico, dei tempi in cui la patria si serviva in bicicletta, che non a caso ancora seduce soprattutto le fasce d’età più avanzate.