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Stati Uniti: ancora senza movente la strage del Navy Yard

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Stati Uniti: ancora senza movente la strage del Navy Yard

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Basta con la violenza delle armi. Una veglia notturna a Washington ha commemorato le vittime della sparatoria di ieri al Navy Yard e ha chiesto di rafforzare i controlli. Bandiera a mezz’asta sul Campidoglio, in segno di lutto, all’indomani dell’assalto che resta ancora senza movente.

La polizia ha ormai scartato la possibilità che ci sia un complice e indica come unico responsabile Aaron Alexis, 34 anni, rimasto ucciso nella sparatoria. Lavorava in subappalto per aggiornare i servizi intranet usati dalla Marina. Ex veterano, proprio della marina era stato riservista, poi congedato per cattiva condotta.

Tornato in Texas, aveva lavorato in un ristorante thailandese. “Non ha mai mostrato segni di rabbia o comportamenti aggressivi”, dice un amico. “Non so, forse era depresso. Ma non so, per il lavoro o per altri motivi”.

Era nato a New York dove aveva vissuto assieme ai genitori in un edificio di Brooklyn. Il padre avrebbe raccontato che soffrisse di disturbo post traumatico da stress.

“Non posso dirvi qual è stata la loro prima reazione, perché non ero qui”, racconta il cognato, Anthony Little. “Quando sono arrivato, li ho trovati sconvolti, molto agitati. Piangevano. Semplicemente, non se lo aspettavano, è qualcosa che fa molto male. Si sentono vicini alle vittime, a chi ha perso la vita, perché non abbiamo bisogno di questo, adesso”.

Armato di un fucile semiautomatico, di un fucile a doppia canna e di una pistola, Aaron Alexis ieri mattina era entrato alla Navy Yard grazie a un tesserino valido, visto che lavorava come appaltatore, e aveva aperto il fuoco sugli impiegati, uccidendo 12 persone. La questione è come sia riuscito a introdurre armi in un edificio militare.