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La riprogrammazione delle cellule adulte: un nuovo progresso della scienza

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La riprogrammazione delle cellule adulte: un nuovo progresso della scienza

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Per riprogrammare cellule adulte in modo da renderle staminali pluripotenti indotte non è necessario prelevarle e trattarle in provetta. Lo dimostra uno studio sui topi del centro nazionale di Madrid per la ricerca sul cancro. Per la prima volta, i ricercatori sono riusciti a effettuare la riprogrammazione in un organismo vivente, generando staminali che sono molto più simili a quelle embrionali rispetto a quelle ottenute in vitro. L’operazione è riuscita grazie a un combinato di fattori di riprogrammazione.

“E’ qualcosa che non ci saremmo mai aspettati” spiega Manuel Serrano, capo del team dei ricercatori spagnoli. “E’ stata una sorpresa e certamente aprirà la possibilità che queste cellule siano addirittura migliori di quelle generate in vitro”.

Le cellule così riprogrammate sono in grado di produrre tutte le linee cellulari di un embrione in crescita. E hanno il potenziale di differenziarsi anche nelle cellule extraembrionali della placenta, che sostengono la crescita e lo sviluppo dell’organismo.

“In molteplici tessuti” – continua Manuel Serrano – “le cellule tendono a perdere la loro identità: ad esempio, cellule del fegato non rimangono tali e nemmeno le cellule dell’intestino mantengono la stessa identità. Diventano cellule staminali embrionali”.

Gli autori dello studio sottolineano che i risultati ottenuti nelle cavie non sono immediatamente estrapolabili agli esseri umani. È ancora presto, per esempio, per poter pensare di curare i paraplegici. Infatti i processi di differenziazione cellulare nelle due specie non sono uguali. Il risultato rappresenta però un importante passo in avanti nella comprensione dei meccanismi dello sviluppo. Secondo le stime più ottimistiche, i test clinici sugli esseri umani non inizieranno prima di cinque anni, precisa il dottor Serrano.

A Madrid, i ricercatori hanno adattato la tecnica che l’anno scorso ha fatto vincere un Premio Nobel a Shinya Yamanka. L‘équipe giapponese ha creato cellule staminali embrionali di un nuovo tipo riprogrammando cellule adulte in laboratorio con la combinazione di quattro geni, che hanno riportato indietro l’orologio a una fase immatura in cui potevano diventare qualunque tipo di cellule specialiste. I ricercatori giapponesi, però, lo hanno fatto in laboratorio, non su un animale vivente.

Gli scienziati spagnoli hanno fatto una cosa piuttosto diversa: hanno fatto riprodurre cavie progettate geneticamente con lo stesso miscuglio di quattro geni riprogrammanti e le hanno stimolate aggiungendo un farmaco particolare all’acqua bevuta dagli animali. Dopo poche settimane, le cellule staminali embrionali erano apparse in numerosi organi e tessuti. I ricercatori hanno estratto queste cellule e hanno dimostrato con vari test che erano come quelle di un nuovo embrione. Le cellule embrionali fatte nelle “cavie riprogrammabili” sopravvivono anche al di fuori degli animali.

“Essere in grado di manipolarli in laboratorio ci permetterà di conoscerli meglio e di capire fino a che punto possono arrivare” afferma la ricercatrice Marìa Abad, che ha descritto la scoperta sul giornale “Nature”, aggiungendo che il prossimo passo sarà studiare se queste nuove cellule staminali siano capaci di generare diversi tessuti in modo funzionale, come quelli del pancreas, del fegato o dei reni.

Tutti questi esperimenti di medicina rigenerativa sembrano ancora fantascienza. E lo sono. Anche se sempre di meno. A giugno, per esempio, il Giappone ha approvato il primo tentativo di applicarle. Le autorità giapponesi hanno autorizzato l’esperimento di creare retine fatte di cellule staminali pluripotenti, impiantate in un cieco affetto da degenerazione molecolare. La scoperta spagnola, quindi è un passo molto importante verso la creazione di nuove terapie.