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Angela Merkel punta sul bisogno di rassicurazione degli elettori tedeschi

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Angela Merkel punta sul bisogno di rassicurazione degli elettori tedeschi

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Nei comizi elettorali, la chiamano Angie: più famigliare di Angela, un nomignolo che la avvicina ai tedeschi di ogni età e condizione sociale. Stile dimesso e linguaggio diretto sono il suo biglietto da visita. Oltre alla fama di statista mondiale che, all’occorrenza, sa anche mettere in riga i partner internazionali.

Angela Merkel: “Ha tirato una brutta aria negli ultimi quattro anni, ma qui in Germania non ne abbiamo risentito. E io vorrei che tra quattro anni potessimo dire che molta più gente sta meglio di oggi. E’ questo l’obiettivo che mi anima! E’ per questo che vi chiedo di votare CDU, il mio partito! Affinché possa continuare a essere il vostro cancelliere perché lo desidero davvero!”

Angela Merkel ha concluso il suo secondo mandato con un tasso di popolarità del 60%, da fare invidia a ogni avversario politico.

Nico, studente di Berlino: “Penso che abbia fatto un buon lavoro. Certo, non tutto è stato positivo, ma nella maggior parte dei casi è stata molto accorta nel gestire i problemi e i contenziosi che si sono aperti in Europa. Per me è promossa”.

Oggi nessuno le rinfaccia una promessa non mantenuta. Nel 2005, disse che avrebbe abbassato le tasse. Ma quando conquista per la prima volta la cancelleria, si trova a governare in coalizione con i socialdemocratici e decide allora di archiviare l’impegno preso con gli elettori. D’altra parte, la crisi finanziaria scombina le carte. Il crollo di Lehman Brothers, nel settembre 2008, obbliga la Merkel a gestire ogni sorta di imprevisto. Ma lo fa da una posizione di forza.

Da politica avveduta, approfitta delle riforme avviate da Gerhard Schroeder con l’Agenda 2010. E mentre in mezza Europa aumentano le file di senza lavoro, in Germania la disoccupazione cala dall’11% del 2005 all’8% del 2009. E continua a scendere, nonostante la crisi dell’euro e la crisi economica, fino alla soglia attuale del 6,8 per cento.

Agli occhi di una grossa parte dell’elettorato tedesco, il merito di questo “miracolo occupazionale” è da ascrivere all’azione del cancelliere.

Josef Janning, analista del think tank indipendente DGAP: “In Europa, è spesso paragonata a Margaret Thatcher: è descritta come una persona dura, eccessivamente rigida, cerebrale. Ma non è questa l’immagine che hanno di lei i tedeschi. In Germania è soprannominata Mutti: significa una di noi che si occupa di tutti”.

Gli strateghi elettorali mettono in evidenza anche il suo linguaggio corporeo: ad esempio l’abitudine di unire le dita delle mani in un gesto rassicurante. E di rassciurazioni, in questo periodo, sembrano avere un gran bisogno anche i tedeschi.