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Crac Lehman, 5 anni dopo banche ancora "too big to fail"

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Crac Lehman, 5 anni dopo banche ancora "too big to fail"

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Sono passati cinque anni dal fallimento di Lehman Brothers. Nel 2008 l’onda d’urto provocata dalla bancarotta della banca si propagò attraverso il settore finanziario per poi andare ad affossare anche l’economia reale.

Il conto lo stiamo pagando ancora oggi, con milioni di posti di lavoro perduti, tanti settori al collasso e una crisi del debito che ha rischiato di far cadere interi Paesi.

E mentre i protagonisti di allora come l’ex numero uno Richard Fuld si godono le proprie pensioni d’oro, l’attenzione degli economisti è tutta rivolta ad una sola domanda: esistono ancora istituzioni finanziarie che, per la loro grandezza, costituiscono un rischio sistemico?

Altrimenti detto: ci sono ancora banche “too big to fail”, troppo grandi per fallire? “Abbiamo fatto alcuni progressi”, dice il professor Coffe della Columbia University.

“Molto modesti, però, molto disequilibrati. Per me non ci sono dubbi sul fatto che ci siano ancora istituzioni finanziarie troppo grandi per fallire. Nel senso che, se ci fosse un crollo collegato di un gruppo, questo trascinerebbe con sè il resto del sistema e torneremmo in una recessione o depressione uguale a quella del 1932”.

L’alternativa al fallimento è il salvataggio con i soldi dei contribuenti. Una prospettiva che non piace ai governi, i quali, oltre a obbligare gli istituti a mettere a parte veri e propri “cuscinetti” di capitale, stanno mettendo a punto dei meccanismi di risoluzione: come, cioè, ristrutturare una banca in modo indolore per il sistema.

La risposta pare essere il cosiddetto “bail-in”, il salvataggio dall’interno con il denaro dei creditori. Correntisti compresi.