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L'accordo sulla Siria non cancella le divergenze sull'uso della forza

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L'accordo sulla Siria non cancella le divergenze sull'uso della forza

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Un accordo sulla Siria è stato raggiunto, ma molte questioni restano aperte. Il Segretario di Stato americano John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov hanno chiuso i tre giorni di colloqui a Ginevra lasciando sul tavolo le condizioni per Bashar al Assad, prima tra tutte quella di fornire una lista completa delle armi chimiche entro una settimana.

Ma il riavvicinamento tra Stati Uniti e Russia non cancella le divergenze sull’uso della forza, un’opzione ancora sul tavolo: “Non ci limiteremo a fidarci delle parole della Russia e di Assad – ha detto Barack Obama -. Vogliamo vedere azioni concrete che dimostrino l’impegno di Assad a rinunciare alle armi chimiche. Il piano è giunto sotto la minaccia dell’uso della forza da parte degli Stati Uniti, dunque manterremo la nostra presenza militare nella regione per continuare a fare pressione sul regime di Assad. Se la diplomazia fallisce, gli Stati Uniti e la comunità internazionale devono rimanere pronti ad agire”.

Obama guadagna tempo grazie all’accordo, che il senatore repubblicano ed ex candidato presidenziale John McCain definisce insensato. Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius parla invece di un importante passo in avanti, pur precisando che la Francia attenderà il rapporto degli ispettori Onu prima di definire la propria posizione. Domani il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon lo presenta al Consiglio di Sicurezza.

Da Istanbul l’opposizione siriana boccia l’accordo, poiché, sostiene, non risolve la crisi e vanifica le speranze di rovesciare il regime di Assad, accusato di avere già inviato armi chimiche agli alleati in Libano e Iraq negli ultimi giorni.