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Vent'anni dopo gli accordi di Oslo la pace tra israeliani e palestinesi rimane difficile

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Vent'anni dopo gli accordi di Oslo la pace tra israeliani e palestinesi rimane difficile

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13 settembre 1993: il primo ministro israeliano Yitzakh Rabin e il leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina Yasser Arafat si stringono la mano sotto gli occhi benevoli e compiaciuti di Bill Clinton. Viene scattata una delle foto più famose del mondo. Perché immortala un momento storico: la firma degli accordi di Oslo per la riconciliazione tra israeliani e palestinesi.

Storiche anche le parole di Bill Clinton, che in quell’occasione dice: “Oggi, con tutto il nostro cuore e la nostra anima auguriamo shalom, shalom, pace!”

Vengono gettate le basi dell’autonomia palestinese e anche se rimangono in sospeso molte spinose questioni, il dialogo tra i due eterni nemici sembra sulla buona strada.

Anche Yitzakh Rabin pronuncia un discorso che pochi dimenticheranno: “Noi, che abbiamo combattuto contro di voi palestinesi, vi diciamo oggi, con voce forte e chiara: basta con le lacrime e il sangue, basta!”

Nel 1994, Rabin e Arafat ricevono il Premio Nobel per la Pace insieme a Shimon Peres. Una pace che si promettono reciprocamente. Insieme, riprendono fiduciosi il cammino. Dopo 27 anni di esilio, Arafat torna a Gaza, dove viene accolto come un eroe. Piuttosto fredda, però, l’accoglienza di una parte dei palestinesi.

Non molto diversa la reazione di alcuni israeliani, che non approvano il compromesso raggiunto con i palestinesi da Rabin, che il 4 novembre 1995 viene ucciso a sangue freddo da un estremista durante un meeting. Lo shock è totale e devastante. Si chiude una nuova pagina di storia.

Perché se esiste una maggioranza che vuole la pace, alcuni non sono pronti a fare concessioni, sia negli ambienti sociali che in quelli politici. Fallimento dopo fallimento, il processo di pace avanza a fatica, ostacolato da nodi sensibili tralasciati a Oslo, come le colonie e Gerusalemme.

Una tensione che culmina nel 2000, dopo la visita di Ariel Sharon alla Spianata delle Moschee, vista da molti come una provocazione. Scoppia allora la Seconda Intifada.

Mentre ricomincia la spirale della violenza, la speranza diminuisce. Per proteggersi, gli israeliani costruiscono in fretta un muro che li separi dai palestinesi, presto chiamato “il muro della vergogna”. La colonizzazione, posta in gioco chiave della pace, si intensifica, i palestinesi si dividono.

Il conflitto passerebbe quasi sotto silenzio senza la vittoria simbolica del novembre 2012 all’Onu

“La comunità internazionale ora si trova davanti all’ultima possibilità di salvare la soluzione dei due Stati” afferma Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese

A larghissima maggioranza, la Palestina viene riconosciuta come Stato osservatore delle Nazioni Unite. Un primo passo verso il riconoscimento ufficiale?

Nulla, però è veramente cambiato, così come nulla è cambiato in vent’anni.
Gli accordi di Oslo hanno concentrato tutte le speranze di una generazione che voleva una pace concreta tra israeliani e palestinesi. Di quelle speranze, oggi, è rimasto ben poco.