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Siria: i venti di guerra si sono attenuati

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Siria: i venti di guerra si sono attenuati

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Barack Obama, presidente americano:
“Negli ultimi due anni, quella che era iniziata come una protesta pacifica contro il regime di Bashar al-Assad si è trasformata in una guerra civile.
La situazione tuttavia è cambiata pesantemente il 21 agosto, quando il governo di Assad ha usato le armi chimiche contro i civili, uccidendo più di mille persone, tra cui centinaia di bambini”.

Dopo due anni di attesa e inazione, il 21 agosto segna lo sportiacque tra il prima e il dopo.
Stati Uniti, Francia e Regno Unito si preparano all’azione.

John Kerry, segretario di Stato americano:

“Se decidiamo di vivere in un mondo dove un assassino come Bashar al-Assad può uccidere la sua stessa gente impunemente, e se il mondo non fa non niente, non ci sarà più modo di provare la nostra determinazione”.

Fraçois Hollande, presidente francese:

“Non possiamo lasciare impunito l’attacco chimico e la Francia è pronta a punire chi ha preso la deprecabile decisione di uccidere innocenti”.

David Cameron, premier britannico:

“È l’uso delle armi chimiche e vogliamo che sia chiaro che non vogliamo più vedere scene simili a quelle viste sui nostri teleschermi”.

Obama:
“Dopo un’attenta riflessione, ho deciso che gli Stati Uniti devono intervenire militarmente. Il presidente dello stato maggiore congiunto mi ha assicurato che siamo pronti a colpire, quando sarà arrivato il momento darò quest’ordine”.

Ma finora quell’ordine non è arrivato. L’opinione pubblica americana non ha gradito l’idea di una nuova guerra, il Consiglio di sicurezza dell’Onu è stato sospeso, Russia e Cina dicono no a un intervento militare attaccare e i parlamenti di tre Paesi hanno espresso riserve, mentre quello britannico hanno votato contro.

Toni e discorsi cambiano:

Kerry :

“Gli Stati Uniti , il presidente Obama, il sottoscritto siamo tutti pienamente d’accordo sul fatto che in Siria ci vuole una soluzione politica. LA soluzione non puô essere militare”.

Cameron:

“Il parlamento si è espresso in maniere inequivocabile ed è improtante rispettare il voto del parlamento. Non lo riconsulterò su una possibile azione militare britannica”.

Hollande:

“Non ci sarà una soluzione militare al conflitto siriano. La sola via d’uscita è politica ma un intervento militare potrebbe accelerare una soluzione politica”.

In 15 giorni tutto è cambiato. I venti di guerra che soffiavano sulla Siria sono diventati un caos calmo.
A confermarlo, lo stesso presidente Obama nel suo discorso, martedì sera, alla Nazione.

Per un’analisi della crisi in Siria abbiamo parlato con Martha Raddatz, corrispondente di politica internazionale per ABC News.

Nial O’Reilly, euronews:
“Due settimane fa, sembrava che un attacco militare in Siria fosse l’unica opzione possibile per l’amministrazione Obama. Ora il capo della Casa Bianca parla di diplomazia. E’ un grande cambiamento da parte del presidente, questo lo danneggia in casa e sulla scena internazionale? Se sì, quanto?”

Martha Raddatz, ABC News:
“Credo che questa recente iniziativa diplomatica salvi il presidente da una sconfitta certa al Congresso, mentre intraprendendo un’azione militare in Siria avrebbe le mani legate. Quindi l’ultimo discorso del presidente nel quale chiede un rinvio, non solo è un tentativo di dare un’opportunità alla diplomazia, ma è anche il riflesso del fatto che non otterrebbe il sì del Congresso, probabilmente neppure soltanto in Senato”.

euronews:
“Cosa intendeva esattamente dire Obama alla nazione, qual è stato il messaggio globale, cosa vuole comunicare?”

Raddatz:
“Il presidente voleva far capire che secondo lui l’opzione militare deve restare sul tavolo. Credo sinceramente che questo discorso volesse pronunciarlo una settimana fa, tranne la parte in cui ha parlato degli sforzi diplomatici. Chiedere il rinvio del voto è stata certamente una sorpresa”.

euronews:
“Se alla fine la diplomazia con la Siria non funziona, quanto sarà difficile per il presidente tornare dalla nazione per chiedere sostegno all’azione militare?”

Raddatz:
“Credo sarebbe molto difficile. Molte persone con le quali ho parlato sono di questa opinione. Alla fine quello che è venuto fuori dal discorso di Obama è un rinvio che durerà settimane, forse mesi. Forse gli Stati Uniti non colpiranno mai la Siria, che abbiano convinto o meno la popolazione. Credo che la gente dimentichi quelle immagini, dimentichi ciò che è accaduto. Ma penso che sarebbe difficile per il presidente ottenere il consenso della nazione se la diplomazia fallisse”.

euronews:
“La proposta russa sulle armi chimiche e l’accettazione da parte della Siria sono stati sviluppi molto rapidi che sembrano aver colto impreparati gli Stati Uniti. L’amministrazione Obama è stata superata in astuzia da Mosca?”

Raddatz:
“In una serie di interviste il presidente ha detto di averne parlato con Putin in un’altra occasione. Per cui credo che non fosse una sorpresa per la Casa Bianca. Credo anche che a questo punto tutti siano riconoscenti per quanto è accaduto. Perché alla fine Obama voleva dissuadere Assad dall’usare armi chimiche. Se questo avviene a livello diplomatico è già una conquista. Penso che assisteremo a settimane di negoziati. So che la Casa Bianca vuole che arrivino a una conclusione, dicono infatti che non sono trattative a tempo indefinito. Vogliono una proposta seria, vogliono vedere cosa fa la Siria, come risponde nel giro di un paio di settimane”.