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Catalogna e il sogno dell'indipendenza

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Catalogna e il sogno dell'indipendenza

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Un milione e mezzo di persone in strada per chiedere l’indipendenza della Catalogna.
Giusto un anno fa, il successo della manifestazione imprimeva una svolta alla domanda di indipendenza di questa regione spagnola, che conta sette milioni e mezzo di abitanti e che testimonia del logoramento di un modello di governo, quale quello delle autonomie, in vigore in Spagna da quando è stata ripristinata la democrazia.

La forte spinta indipendentista, nella regione che non a torto è ritenuta la più ricca di Spagna, trova nella crisi economica l’elemento scatenante.

Il tasso di disoccupazione ha superato il 23%, nel primo trimestre del 2013, il debito pubblico ammonta a 51 miliardi di euro, tanto che la regione ha dovuto chiedere al fondo spagnolo di aiuto alle regioni 9 milliardi di euro.

Ma la Catalogna denuncia un trattamento fiscale iniquo da parte di Madrid e un deficit fiscale di 16 miliardi di euro all’anno.

Il presidente Artur Mas.

Artur Mas, Presidente della Catalogna:

“Di tutte le regioni, e dopo oltre 30 anni di democrazia la Catalogna è la regione che contribuisce maggiormente al Pil, alla crescita economica e dove l’intervento pubblico è minore”.

Dopo le elezioni del novembre scorso, l’ERC, la sinistra indipendentista, è diventata la seconda forza politica di Barcellona.
Il suo leader Oriol Junqueras non ha indugi:

“Il popolo catalano si è espresso, ha votato a favore del processo di indipendenza”.

Artur Mas e la sua coalizione di destra, il CiU, ne escono ridimensionati e sono costretti a scendere a patti con gli indipendentisti. ERC ull’indipendenza vuole il referendum entro il 2014.

E stando ai dati, la vittoria oggi è sicura: il 52% dei catalani è a favore e sono in aumento rispetto al 2012

Artur Mas per il momento non si è sbilanciato. Dice comunque di volerne parlare con il premier Rajoy.

Si parla di un incontro segreto tra i due a agosto. Per le cronache, Rajoy è radicalmente contrario alla consultazione.