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Siria: tra tensione restano distanti le posizioni al G20

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Siria: tra tensione restano distanti le posizioni al G20

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Il conflitto siriano divide. I leader del G20 riuniti a San Pietroburgo hanno discusso, con evidenti tensioni, le diverse posizioni su un intervento militare.
Intorno a un tavolo per la cena, è stato lo stesso presidente Putin, sostenitore di Damasco, a spronare al confronto.
Per l’intervento gli Stati Uniti si vedono spalleggiati apertamente solo da Parigi. Gli altri paesi chiedono un mandato dell’Onu, mentre le frizioni con Mosca si fanno piú accese.

“In un primo tempo – sottolinea Sergei Ivanov, direttore dello staff presidenziale russo – il capo del Pentagono ha detto che la Russia ha fornito le armi chimiche alla Siria. Poi si è corretto dicendo che in realtà abbiamo dato i mezzi per la loro produzione. Scusate se perdo le staffe, ma queste affermazioni sono del puro fango”.

Ora la ricerca di una posizione comune si trasferisce ora a Vilnius, nell’incontro dei ministri degli esteri europei. Su un punto i vertici concordano: in Siria sono state usate armi chimiche.

“Nessuno nega che si tratti di attacchi con armi chimiche – ha detto Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell’Unione europea – Ho parlato con i rappresentanti di molti paesi, alcuni hanno posizioni diverse su chi abbia agito. Ma tra loro nessuno mette in discussione l’uso di armi chimiche”.

La diplomazia prova a tessere delle soluzioni che non si limitino ad una condanna mentre dall’Onu viene rilanciata la proposta di una nuova conferenza internazionale per la Siria.