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Siria, profughi in fuga, tensione in aumento

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Siria, profughi in fuga, tensione in aumento

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Mentre si discute se attaccare o no, in Siria cresce la tensione. Navi russe attraversano il Bosforo, per avvicinarsi allo scacchiere più caldo pronti a ogni evenienza.

Movimento di truppe e ridislocazione di intere unità militari anche in Turchia, dove da giorni si assiste a un rafforzamento della linea di frontiera.

Da mesi Ankara, che pure ha sostenuto la rivolta anti-Assad, ha ristretto l’accesso frontaliero e tiene gli oltre mezzo milione di profughi concentrati in campi ben sorvegliati dalle autorità.

Unhcr sta lavorando a un centro di accoglienza sul principale valico di frontiera nella Bekaa tra Siria e Libano. Ma si tratta di una goccia nel mare in
caso di un afflusso massiccio di civili in fuga.

Per molti profughi è già l’inferno.

“Gli aerei sono arrivati e hanno cominciato a bombardare. Molte famiglie sono morte e noi stiamo cercando un posto per nasconderci. Ci hanno attaccati con tiri di mortaio a ripetizione”.

“Gli Stati Uniti attaccheranno il regime siriano e metteranno fine a questa oppressione, alla morte di molti bambini, donne e ragazzi”.

In fuga, oltre alla gente comune, ci sono anche ex dignitari del regime. Come l’ex ministro della Difesa, Ali Habib, che ha disertato e si è rifugiato in Turchia.