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La Germania coi piedi d'argilla. Le crepe nel miracolo tedesco

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La Germania coi piedi d'argilla. Le crepe nel miracolo tedesco

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L’impressione diffusa è che la Germania abbia affrontato la crisi finanziaria meglio di ogni altro paese europeo. Certo ha beneficiato della crescente domanda di beni d’investimento, soprattutto da parte dei paesi emergenti. Ma c‘è anche dell’altro.

“Se si cercano i punti di forza dell’economia tedesca – dice l’inviato di euronews, Christoph Debetz -, si potrebbe a un primo sguardo pensare ai grandi nomi della sua storia industriale: marchi come Bayer, Porsche, Thyssen-Krupp o Siemens. Si pensa alla Ruhr o a una città come Stoccarda. Le ragioni le abbiamo invece trovate altrove”.

Fulda è una citta di circa 100.000 abitanti, al centro della Germania. Al pari di Francoforte, i centri più grandi distano almeno 100 chilometri.

La città non può certo essere considerata un polmone economico del paese. Come molte altre della stessa taglia, ospita però quelli che qui chiamano “i campioni nascosti”: piccole e medie imprese altamente specializzate e all’avanguardia mondiale. Emblematico è il caso dell’azienda Hubtex e della sua capacità di adattamento.

“Abbiamo assecondato la domanda del mercato – spiega il direttore Ralf Jestädt – e ci siamo detti che i nostri veicoli, dei carrelli elevatori mobili a quattro ruote, potessero essere modificati per rispondere ai bisogni di altre industrie. E così ne abbiamo sviluppate delle versioni per le acciaierie – in grado di trasportare tubature e profilati in alluminio – e altre, invece studiate per il trasporto e il carico di pannelli in legno, che possono essere utilizzate dalle industrie del legname”.

Quando l’industria tessile ha decentrato la sua produzione, abbandonando la Germania, Hubtex operava nel settore. A differenza di altre ha saputo però riconvertirsi, ritagliandosi il ruolo di fornitore altamente specializzato di colossi mondiali operanti in ambiti anche molto diversi.

Piccole e medie imprese costituiscono oggi la spina dorsale dell’economia tedesca. Da sole responsabili di un quarto delle esportazioni della Germania, sono inoltre la culla di numerosi “paperoni” del Paese. Il fatto che molte siano decentrate rispetto alle grandi aree metropolitane non sorprende però gli esperti.

“Piccole aziende di punta nel loro settore costituiscono una vera manna per le regioni in cui si trovano – dice Michael Grömling, dell’Istituto economico tedesco di Colonia – . Una buona parte della forza lavoro più brillante e specializzata guarda infatti a queste imprese come ad attraenti opportunità d’impiego. E questa è la ragione per cui aziende di questo genere, anche se lontane dalle grandi città, attirano spesso nella zona una forza lavoro di qualità”.

Tra le chiavi del successo economico tedesco, anche una forza lavoro altamente specializzata. La teoria si impara nelle scuole e nelle università . La pratica direttamente in azienda, da formatori come Frank Geiling.

“Fino a poco tempo fa eravamo noi a selezionare gli stagisti – racconta -. Ora sono piuttosto loro a scegliere. Per essere competitivi e attrarre apprendisti in grado di apportare un vero contributo all’azienda,abbiamo quindi dovutomigliorare la nostra offerta pratica e formativa”.

Il risultato è uno scambio, che arricchisce non solo entrambe le parti, ma l’economia nel suo complesso. Proprio la compenetrazione fra conoscenze accademiche portate dagli apprendisti e know-how pratico appreso in azienda è infatti considerata una delle chiavi del successo tedesco.

“Si studiano diversi argomenti all’università – dice uno studente, qui impiegato come meccanico industriale -, di cui spesso ci si chiede l’utilità, l’impiego che possano avere nella nostra vita professionale. Ecco, qui abbiamo modo di mettere queste conoscenze alla prova e di testarne le applicazioni pratiche”.

Incompiuto da ormai quasi 50 anni, il raccordo autostradale tra Fulda e Francoforte è emblematico di una zona d’ombra, sconosciuta a i più: il 40% della rete stradale e il 20% di quella autostradale sono ormai lontani dagli standard. Per i lavori mancano però 7 miliardi di euro.

“La politica non ha gestito con sufficiente coraggio il denaro pubblico – dice ancora Grömling, dell’Istituto economico tedesco -. Il fatto che si sia privilegiato l’impulso ai consumi piuttosto che quello agli investimenti sta ora presentando il conto. Stiamo registrando un pesante ritardo negli investimenti, anche se in parte è dovuto a fattori specifici. Negli anni ’90 si è per esempio pagato a caro prezzo il lavoro di ricostruzione della Germania dell’Est: un processo che è andato di pari passo con i tagli agli investimenti nella Repubblica Federale”.

Per fare spazio al tunnel dell’autostrada a sud di Fulda si è dovuto deviare il corso della ferrovia e di un vicino torrente. Il solo completamento del progetto ha un costo che sfiora i 215 milioni di euro, ma per il necessario raddoppio della vicina linea ferroviaria mancano i fondi.

Con il suo 3,7% contro il 6,8%nazionale, Fulda vanta il tasso di disoccupazione più basso del paese. Un primato all’ombra del quale si nascondono però gli stessi problemi strutturali di molte altre città tedesche.

“Di proprietà delle autorità locali – conclude da Fulda l’inviato di euronews Christoph Debetz -, il fornitore locale di energia ha pagato un caro prezzo per l’ambizioso progetto di transizione dal nucleare alle energie rinnovabili. I suoi utili ne hanno risentito pesantemente. Le città tedesche sono insomma a corto di fondi. Per ammodernare la sua piazza principale, l’amministrazione ha qui per esempio dovuto associarsi alla compagnia olandese che gestisce il parcheggio sotterraneo e ai grandi magazzini Karstadt. Lo stesso Karstadt, un altro dei grandi protagonisti dell’economica tedesca, naviga però in cattive acque: a Fulda ospitato da un edificio progettato da uno dei più celebri architetti del dopoguerra, nel 2009 ha però dovuto richiedere la protezione creditizia. Un quadro, che al pari di molti aspetti dell’economia tedesca, conferma che l’apparenza inganna”.